Un investimento presentato come sicuro, un “banco metalli” evocato come garanzia di affidabilità e una serie di versamenti che, secondo l’accusa, non avrebbero mai trovato restituzione. È questo lo scenario che approderà al dibattimento dopo la decisione del Gup del Tribunale di Cosenza, che al termine dell’udienza preliminare del 4 febbraio 2026 ha disposto il rinvio a giudizio di un uomo, Salvatore Stillitano, residente a San Giovanni in Fiore, imputato di una pluralità di presunte truffe aggravate dalla continuazione e di autoriciclaggio.

Il giudice Francesca De Vuono ha emesso il decreto che dispone il giudizio ritenendo necessario sottoporre a vaglio dibattimentale gli elementi raccolti nel corso delle indagini e non ravvisando i presupposti per una pronuncia di non luogo a procedere. Il processo è stato fissato davanti al Tribunale di Cosenza in composizione monocratica per l’udienza del 7 aprile 2026 alle ore 9 davanti al giudice Stefania Antico.

Secondo l’impostazione accusatoria, l’imputato – indicato negli atti come gioielliere – avrebbe proposto a più persone una forma di investimento di somme di denaro presso un presunto “banco metalli”, presentandosi come interlocutore affidabile anche grazie a rapporti di conoscenza o di lontana parentela con alcuni dei soggetti coinvolti. A rendere credibile l’operazione, sempre secondo l’accusa, sarebbero state valorizzate le sue competenze professionali e, in più occasioni, la corresponsione periodica di piccole somme indicate come “interessi”, funzionali a consolidare l’affidamento e ad alimentare l’aspettativa di guadagno.

I capi di imputazione ricostruiscono undici episodi di truffa come parte di un medesimo disegno criminoso. Lo schema descritto sarebbe sempre lo stesso: la promessa di un investimento redditizio, la consegna di denaro da parte delle persone offese e la successiva mancata restituzione del capitale.

Nel dettaglio, un primo episodio riguarda un versamento complessivo di 56mila euro, a fronte del quale sarebbero stati restituiti nel tempo 20mila euro come presunti interessi, con un ingiusto profitto quantificato in 36mila euro. Un secondo episodio fa riferimento a 40mila euro versati e a una restituzione di 3mila euro, con un profitto indicato in 37mila euro.

In un terzo caso, l’imputazione parla di una somma complessiva di circa 53mila euro, con la corresponsione di “piccole somme” come interessi e la consegna di una cambiale in bianco descritta come garanzia del credito. Analoga modalità viene richiamata anche in un quarto episodio, quantificato in circa 18mila euro, ancora una volta con riferimento a una cambiale in bianco.

Le contestazioni proseguono con ulteriori episodi datati 19 novembre 2022, nei quali vengono valorizzati rapporti di conoscenza pregressi e, in alcuni casi, collegamenti con persone già note alle presunte vittime. In due episodi il profitto indicato è di circa 60mila euro ciascuno; in un altro di 25500 euro, a fronte di 30mila euro complessivamente versati. Un’ulteriore contestazione riguarda una somma di 73.748 euro, che secondo gli atti sarebbe stata consegnata tramite contanti, assegni e bonifici. Gli ultimi episodi indicano versamenti di 20mila, 25mila e 30mila euro, descritti come somme non restituite.

Accanto alle ipotesi di truffa, all’imputato viene contestato anche il reato di autoriciclaggio. Secondo l’accusa, dopo la commissione dei fatti presupposto, avrebbe trasferito i profitti su conti correnti riconducibili alla propria attività imprenditoriale, impiegando le somme in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa. L’episodio viene indicato come accertato al 30 dicembre 2023.

Nel provvedimento si dà conto delle fonti di prova acquisite, tra cui querele presentate dalle persone offese e informative della Guardia di finanza. Il giudice ha inoltre richiamato la facoltà per imputato e persone offese di accedere ai programmi di giustizia riparativa e ha ricordato alle parti i termini per il deposito delle liste testimoniali. Come sempre, le contestazioni descritte rappresentano ipotesi accusatorie che dovranno essere verificate nel corso del processo. L’imputato è difeso dall’avvocato Franz Caruso, mentre le parti civili sono rappresentate dai legali Sabrina Rondinelli e Salvatore Lanciano.