Nel 2019, le nostre telecamere scovarono una baracca di legno e lamiere nascosta dalla fitta vegetazione di un terreno alle spalle della stazione ferroviaria. Scoprimmo che quella baracca era la “casa” di un uomo da ben 14 anni. Grazie ai nostri servizi, il suo destino prese un’altra direzione
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Si è spento a 66 anni, Pietro Pace, l’uomo che nel 2019 commosse l’Italia con la sua drammatica storia di abbandono e indifferenza, portata alla luce dal nostro network. Pietro è stato trovato morto nella giornata di ieri nell’abitazione di proprietà del comune di Scalea, in cui andò a vivere grazie ai nostri servizi.
La storia
Era gennaio di sette anni fa, quando le nostre telecamere scovarono una baracca di legno e lamiere alle spalle della stazione ferroviaria di Scalea, nascosta dalla fitta vegetazione, che per 14 anni era stata la “casa” di Pietro Pace, un uomo con una drammatica storia alle spalle. Il suo calvario era cominciato dopo un incidente stradale che lo costrinse a un lungo ricovero e che, per varie vicissitudini, gli fece perdere la sua famiglia e poi lavoro. L’uomo cadde in una profonda depressione e finì a vivere in strada, tra animali e sporcizia, sotto le intemperie, circondato solo da miseria e angoscia, ma anche dall’indifferenza di chi conosceva la sua storia e si era girato dall’altra parte, al netto dei tanti concittadini che, quotidianamente, gli assicuravano un pezzo di pane da mangiare.
Il sogno di una vita normale
Quando dopo varie segnalazioni lo incontrammo per la prima volta, Pietro sembrava non aspettasse altro. Ai nostri microfoni aveva raccontato la sua storia senza filtri, esprimendo anche il forte desiderio di tornare a vivere una vita normale. «Sono stato un uomo sfortunato, ho avuto tanti problemi, ma sono una persona onesta, non vi chiedo soldi ma un lavoro, qualunque lavoro, sono disposto a tutto – fu il suo appello -. Aiutatemi a riavere una vita normale».
Le sue parole fecero il giro d’Italia ed entrarono anche nell’ufficio dell’allora sindaco di Scalea, Gennaro Licursi, il quale, insieme all’assessore ai Servizi Sociali, Roberta Orrico, dopo un lungo iter burocratico gli assegnarono un’abitazione sottratta alla criminalità organizzata. Un’abitazione che gli ha restituito la dignità umana e che ha rappresentato il suo riscatto fino all’ultimo dei suoi respiri. Lo incontrammo un’ultima volta un anno dopo, nel 2020, per raccontare nel corso di una puntata del programma “Occhio alla Lince” com’era cambiata la sua vita.

