Un dolore al ginocchio che lo tormentava, a cui negli ultimi due giorni si è aggiunto un leggero mal di stomaco. Poi, improvvisamente, il malore cardiaco che lo ha strappato alla vita. Si è concluso così il viaggio terreno di Giacomo Perrone, per tutti “Giacomino”, l’uomo di Maierà da anni residente a Scalea, la cui storia ha lasciato un segno profondo nella comunità della Riviera dei Cedri. Il suo nome era diventato noto nell’ottobre del 2021, quando un nostro servizio televisivo portò all’attenzione dell’opinione pubblica le difficili condizioni in cui viveva. Le telecamere documentarono lo stato di degrado e di abbandono della sua abitazione, raccontando la solitudine e le fragilità di un uomo che da anni combatteva contro i propri demoni. A lanciare il grido di aiuto fu Francesco Galati, suo tutore legale e amico, che gli è rimasto accanto fino all’ultimo respiro.

Una storia difficile

Da giovanissimo, Giacomino si innamora di Caterina e la sposa, coronando il sogno d’amore. I due vanno a vivere nel piccolo appartamento al centro di Scalea e ben presto diventano genitori. Lui lavora come operaio, lei accudisce la bambina e si occupa della casa. Ma a metà degli anni ’90 del secolo scorso, qualcosa si rompe e gli assistenti sociali bussano alla loro porta. Giacomino e sua moglie mostrano segni di disagio, non riescono più a condurre una vita normale. La figlia cresce e prende la sua strada, loro due restano nella loro casetta a combattere con i demoni interiori. Ma l’amore che lega i due è indissolubile e continuano a tenersi per mano, nonostante i guai che ha riservato loro la vita. Fino a che, un giorno, Caterina viene ritrovata esanime nel letto. La donna viene ricoverata e trasferita in una residenza per anziani, Giacomo rimane solo con i suoi due unici amici, due cani che sono la sua ombra. Ma, con il passare dei giorni, anche le sue condizioni peggiorano. A gravare è anche l’impulso irrefrenabile di accumulare oggetti e materiali di ogni sorta che in poco tempo trasforma la sua casa in una discarica.

L’arrivo di Francesco Galati

Il comune bonifica la casa due volte all’anno, ma non basta. Giacomo non è in grado di badare a sé stesso. Quelle poche volte che riceve del cibo caldo, preferisce destinarlo ai suoi animali a costo di rimanere digiuno per giorni. Così il tribunale di Paola nomina un tutore legare che si prenda cura di lui e la scelta ricade su Francesca Galati, oggi avvocato, in passato maresciallo dei carabinieri in servizio proprio a Scalea, il quale conosce ogni aspetto della vicenda, fin dal principio. Galati prova subito ad attivare l’intervento delle istituzioni, ma ogni appello cade nel vuoto. Non si tratta solo della consueta lentezza della burocrazia, non soltanto della solita indifferenza; è il 2021 e il mondo è in piena pandemia da coronavirus. Gli uffici lavorano a rilento e le limitazioni sembrano mandare le vite in stand by. Per di più, Giacomo ha una vistosa ernia inguinale ma nessuno si decide a visitarlo.

L’intervento del nostro network

Il suo destino cambierà un giorno di ottobre dello stesso anno, quando Galati, come ultima spiaggia, chiede l’intervento del nostro network. Nel giro di qualche ora le nostre telecamere si introducono nell’abitazione e mostrano la realtà nuda e cruda: Giacomino vive sommerso dall’immondizia, rischia seriamente di contrarre un’infezione e il lezzo nauseabondo proveniente da ogni angolo della casa si propaga anche all’esterno, in prossimità degli esercizi commerciali.

Il servizio televisivo solleva un polverone mediatico e la risposta delle istituzioni non tarda ad arrivare e si attivano tutti. La casa viene interamente sanificata e ristrutturata, anche con lavori di ammodernamento, mentre lui viene sottoposto ad approfonditi controlli sanitari. I medici decidono di sottoporlo immediatamente a un’operazione chirurgica che gli salverà letteralmente la vita.

In quel periodo avviene anche un altro miracolo: Giacomino e sua figlia, che non vedeva da anni, finalmente si riabbracciano.

Il decesso

Due sere fa il suo cuore ha smesso di battere, stroncato da un malore cardiaco. Per un giorno intero la salma ha riposato nella casa funeraria Tarallo di Diamante; poi questa mattina, alle 10.30, è giunta nella chiesa San Giuseppe Lavoratore di Scalea per l’ultimo saluto. 

Tra la folla c’era anche il suo inseparabile amico Francesco Galati, visibilmente commosso, che ne ha sottolineato l’umanità e la forza: «Dovremmo prendere tutti esempio da lui – ha dichiarato -. Giacomino era un uomo capace di insegnare che l’umiltà può superare ogni barriera sociale, ogni gerarchia e ogni limite.

La sua storia non è quella di una persona fragile, ma quella di una persona forte e allo stesso tempo profondamente umana, capace di lasciare un segno in chi ha incrociato il suo cammino. Lui è stato un grande, rappresenta l’universo, dovete credermi, perché io l’ho conosciuto nei suoi momenti più particolari. È questa la considerazione che la società – ha concluso - deve avere delle persone più deboli».