Lo scorso due marzo, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato un report sulle iscrizioni alle scuole superiori per l’anno 2026-2027. Nel 2026, oltre la metà degli studenti (55,88%) ha scelto un liceo, mentre gli istituti tecnici scendono al 30,84% e i professionali risalgono lievemente al 13,28%. Il classico continua a perdere terreno, attestandosi al 5,20%, e l’artistico resta marginale (3,95%). Lo scientifico tradizionale cala leggermente (13,16%), mentre l’opzione scientifico-scienze applicate raggiunge il 9,75%.In dieci anni il liceo classico ha perso il 15% degli iscritti, segno di una crisi che rischia di essere senza ritorno. Abbiamo scelto di commentare questi dati con il professore Giuseppe Autiero, docente di italiano e latino presso il liceo classico “Bernardino Telesio” di Cosenza.

Professore Autiero, ha letto i dati diffusi dal ministero dell’Istruzione e del Merito che certificano la disaffezione degli studenti nei confronti del liceo classico?

Purtroppo sì. È un trend negativo che perdura da quattro anni. Rispetto allo scorso anno, le iscrizioni al liceo classico sono diminuite di un ulteriore punto percentuale. Non esagera il ministro Valditara nel definire la soglia del 5% una sorta di “dead line”.

Vuol dire che il liceo classico rischia di scomparire?

È necessario rivedere l’offerta didattica, che deve essere moderna, al passo con i tempi e le esigenze degli studenti.

Cominci Lei, professore, a dire cosa rende anacronistico e poco appetibile il liceo classico…

A mio avviso, la stortura principale riguarda l’insegnamento della lingua latina, percepita dagli studenti come inutile e non spendibile, a livello universitario e professionale.

La colpa è del latino in sé, oppure del mondo in cui viene insegnato?

Propendo per la seconda opzione. Gli insegnanti si ostinano a proporre agli studenti un metodo traduttivo-grammaticale, che riduce il latino - storicamente riconosciuta come “lingua della scienza” - a un vecchio attrezzo del positivismo. Molti miei colleghi sono ossessionati dalla grammatica. Pochi giorni fa, mi sono imbattuto in gruppo studenti del Telesio intenti a declinare fino allo sfinimento l’imperativo futuro, una voce verbale che non troveranno mai in nessun testo scritto.

Cosa suggerisce, professore Autiero?

Intanto, di partire dallo studio degli autori latino, e poi dedicarsi alle regole grammaticali. Dovremmo tutti seguire il buon esempio dei nostri colleghi di lingua inglese e imitare il metodo di insegnamento.

Significa che, in media, gli studenti del liceo classico sono molto più bravi in inglese che in latino?

Assolutamente sì. Lo verifichiamo in occasione degli scrutini. Ho ragioni valide per affermare che gli studenti in grado di tradurre correttamente una versione di latino, in ogni liceo classico, si contino appena sulle dita di una mano. Ce ne rendiamo conto ogni volta che portiamo i nostri alunni in gita: sono davvero pochi quelli in grado di tradurre le epigrafi incise sui monumenti. 

Per arginare questa pericolosa deriva, il ministero dell’Istruzione e del merito ha istituito un Tavolo, con l’obiettivo di “ridisegnare” l’impostazione del liceo classico. Da insegnante di italiano e latino, si sentirebbe di formulare un suggerimento?

Ripeto in parte quanto ho già affermato. Da parte del corpo docente c’è un atteggiamento di eccessiva pigrizia, che provoca negli studenti un sentimento di profonda delusione. Ribadisco l’urgenza di una didattica moderna, a partire dai manuali. In verità, molti libro di testo presentano già delle importanti novità. Penso, ad esempio, all’introduzione di testi che, accanto alla versione in latino, propongono la traduzione in italiano. Lo so, può sembrare una resa. In realtà, si tratta soltanto della presa di coscienza di un dato di fatto.

Peggio del liceo classico, soltanto i numeri bassissimi delle iscrizioni al liceo artistico…

Si potrebbe immaginare di creare un liceo che unisca l’indirizzo classico con quello artistico. In fondo, questi due licei sono più simili di quanto si potrebbe immaginare.