Da giorni non si hanno più notizie di Antonio Menegon, ingegnere vicentino di 78 anni, noto a livello nazionale per la sua lunga battaglia contro l’uso irregolare degli autovelox sulle strade italiane. La sua scomparsa, denunciata dai familiari e dai colleghi, sta suscitando forte preoccupazione anche alla luce del ruolo centrale che il professionista ha avuto in una delle più rilevanti inchieste giudiziarie degli ultimi anni in materia di sicurezza stradale e sanzioni amministrative.

Menegon, residente a Tezze sul Brenta (Vicenza) e titolare di una galleria d’arte a Rosà, è sparito il 2 gennaio. Da quel giorno nessun contatto, nessun segnale. I colleghi, non vedendolo rientrare in ufficio né rispondere alle chiamate, hanno allertato le forze dell’ordine. Nel suo studio sono stati rinvenuti tutti gli effetti personali: cellulare, chiavi, giaccone. Il computer risultava acceso. L’auto e il furgone erano parcheggiati regolarmente all’esterno dell’abitazione, chiusi.

Un’assenza improvvisa e inspiegabile, che assume un peso ancora maggiore se letta nel contesto dell’attività svolta dall’ingegnere negli ultimi anni. Menegon è stato infatti tra i principali esperti tecnici impegnati nel denunciare l’uso di autovelox privi di omologazione, segnalando incongruenze, irregolarità procedurali e violazioni del Codice della strada che, secondo le sue analisi, avrebbero reso nulle migliaia di sanzioni elevate in tutta Italia.

Un lavoro meticoloso, fatto di perizie, esposti e segnalazioni, che ha contribuito in modo determinante all’inchiesta avviata dalla Procura di Cosenza. Un’indagine che, all’inizio del 2025, ha portato al sequestro su scala nazionale di numerosi dispositivi di rilevazione della velocità ritenuti non conformi alle norme vigenti.

Secondo gli inquirenti, molti apparecchi sarebbero stati utilizzati senza i requisiti di legge, con gravi ricadute sul piano della legittimità delle multe e dei diritti dei cittadini. Un filone investigativo che ha scosso amministrazioni locali, società fornitrici e gestori dei sistemi di controllo della velocità, aprendo uno scenario di grande rilevanza giudiziaria ed economica.

In questo contesto, la scomparsa di Menegon appare come un elemento inquietante. Al momento non esistono collegamenti ufficiali tra la sua attività e l’allontanamento improvviso, ma è evidente che il suo contributo tecnico abbia inciso profondamente su un sistema che, per anni, ha prodotto sanzioni e introiti milionari.

Le ricerche proseguono senza sosta, mentre cresce l’attenzione su una vicenda che intreccia diritti dei cittadini, legalità amministrativa e uno dei più vasti contenziosi mai aperti in materia di autovelox. La Calabria, ancora una volta, si ritrova al centro di un’indagine capace di avere effetti su tutto il territorio nazionale.