Arturo Guzzo, 65 anni, originario del Cosentino e proprietario di un ristorante nella capitale, racconta il suo pomeriggio di terrore: «I palazzi sembravano danzare, ho preso in braccio la bambina e sono corso fuori. Non sapevamo dove metterci al sicuro».
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Rescuers search for victims in a collapsed building following an earthquake in Caracas on June 24, 2026. A magnitude 7.1 earthquake struck Venezuela on Wednesday, the United States Geological Survey (USGS) reported, triggering panic in Caracas, according to AFP journalists. The tremor, which was followed by several aftershocks, was also felt in Colombia. (Photo by Manaure Quintero / AFP)
Per ore Arturo Guzzo ha risposto a telefonate e messaggi dall'Italia, ha rassicurato parenti e amici e provato a raccogliere notizie su quanto accaduto nelle diverse zone della capitale venezuelana. Impossibile dormire dopo le due tremende scosse che hanno colpito il Venezuela.
«Per fortuna, almeno tra le persone che conosciamo, non ci sono dispersi né abitazioni danneggiate. Ma quasi tutti viviamo nei quartieri più privilegiati della città», racconta a Repubblica il ristoratore sessantacinquenne originario di San Pietro in Amantea, nel Cosentino, trasferitosi da anni in Venezuela. «Stanotte sarà difficile dormire comunque. C'è paura, c'è confusione, le strade sono piene di persone e i telefoni continuano a squillare. Vorremmo fare qualcosa, ma in questi momenti ci si sente impotenti».
Intorno alle sei del pomeriggio, il Venezuela è stato scosso da due violenti terremoti, il primo di magnitudo 7.1 e il secondo, ancora più intenso, di magnitudo 7.5. Scosse avvertite distintamente in tutta Caracas e che hanno gettato nel panico migliaia di persone.
«Nella parte storica della città la situazione sarebbe molto pesante, quasi un inferno», dice Guzzo. «Molti edifici sono vecchi e costruiti senza criteri antisismici adeguati».
L'imprenditore vive nel quartiere residenziale di Altamira, una delle zone più moderne e benestanti della capitale, mentre il suo ristorante si trova a Sabana Grande, importante centro commerciale del municipio Libertador. È lì che si trovava al momento del sisma, insieme alla nuora e alla nipotina di appena un anno e mezzo.
«Siamo rimasti paralizzati dal terrore. Non capivamo quando sarebbe finita e non sapevamo come proteggerci», racconta ancora. «Il mio primo pensiero è andato alla bambina. In situazioni del genere si pensa subito ai più fragili. L'ho presa in braccio e sono corso fuori dal locale, senza sapere cosa avrei trovato all'esterno».
La zona di Sabana Grande è caratterizzata da edifici recenti, alberghi e palazzi che superano i quindici piani di altezza. Proprio per questo la percezione del terremoto è stata ancora più impressionante.
«È difficile descrivere ciò che abbiamo visto», spiega. «I palazzi oscillavano vistosamente, sembravano danzare. Cadevano frammenti di facciate e nessuno sapeva cosa sarebbe successo un attimo dopo. Abbiamo davvero temuto che potesse crollare tutto».
Le scosse, ricorda Guzzo, sono durate diverse decine di secondi e si sono manifestate con una progressione inquietante. «All'inizio si è sentito un leggero tremolio, poi è arrivato un boato e il movimento è diventato sempre più forte. È stato un crescendo molto lento, forse è questo che ha reso tutto ancora più angosciante».
A distanza di ore, lo shock non è ancora passato. «Non è facile raccontare quello che abbiamo vissuto», ammette. «Bisogna sforzarsi di mantenere la lucidità, perché se ci si lascia prendere dal panico si rischia di perdere completamente il controllo».
«Qui sembra ancora pieno giorno», conclude. «Tutti sono in strada o stanno lasciando le proprie case per cercare luoghi che ritengono più sicuri. Ma in circostanze come queste, in realtà, nessuno sa davvero quale sia il posto giusto dove rifugiarsi».


