L’incontro promosso nell’ambito delle attività di Pedagogia dell’Antimafia del Dipartimento di Culture, Educazione e Società
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All’Università della Calabria un seminario su educazione e legalità: “Le scuole contro le mafie”. Nell’Aula Solano dell’Università della Calabria si è svolto un partecipato seminario dal titolo “Le scuole contro le mafie”, un’iniziativa promossa nell’ambito delle attività di Pedagogia dell’Antimafia del Dipartimento di Culture, Educazione e Società.
L’incontro, che ha visto la presenza di studenti, docenti, rappresentanti istituzionali e associazioni del territorio, ha offerto un’occasione di confronto sul ruolo cruciale della scuola come agente di cambiamento e presidio di legalità nelle aree più fragili del Paese. Simona Perfetti Delegata formazione insegnanti DICES:«in una terra difficile ma bellissima come la nostra, segnata dalla presenza delle mafie, parlare di educazione della legalità richiede coraggio».
Al centro del dibattito, il dialogo tra due realtà simboliche del Mezzogiorno — il quartiere Brancaccio di Palermo e la città di Rosarno, nel Reggino — luoghi che, nonostante le difficoltà sociali ed economiche, rappresentano esempi concreti di resistenza civile e di rinascita attraverso l’educazione. A Brancaccio, la memoria di Padre Pino Puglisi continua a essere un faro per le nuove generazioni e per chi, quotidianamente, nelle aule scolastiche e nei centri educativi, contrasta la cultura del silenzio e dell’omertà. Matteo Croce dirigente scolastico Liceo "Dolci"di Brancaccio:«tutto ciò che si fa all'interno della scuola è sempre volto alla crescita non solo umano e formativa ma soprattutto quello che è il punto di vista di cittadinanza attiva quindi diritti e doveri».
A Rosarno, invece, le scuole si confermano uno dei pochi punti di riferimento per la comunità, offrendo ai giovani percorsi di crescita personale e occasioni di riscatto in un contesto ancora segnato da emigrazione, disoccupazione e sfruttamento. Mariarosaria Russo dirigente scolastico istituto "Piria" di Rosarno:«il nostro istituto è collocato in un'area fortemente a rischio di marginalità sociale e dove lo strapotere della 'ndrangheta è devastante, ma la scuola, negli anni, attraverso protocolli d'intesa e varie collaborazioni è riuscita a costruire un'alternativa per i giovani fortemente a rischio».
Nel corso del seminario sono intervenuti docenti, esperti di educazione civica, operatori sociali e dirigenti scolastici, che hanno posto l’accento sull’importanza dell’educazione come primo e più efficace antidoto contro le mafie. È emersa con forza l’idea che la scuola, se sostenuta dalle istituzioni e dalla società civile, può diventare il luogo dove si costruiscono cittadinanza attiva, spirito critico e consapevolezza dei diritti. L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso universitario volto a promuovere la cultura della legalità attraverso la formazione e la partecipazione dei giovani.
La Pedagogia dell’Antimafia, infatti, non si limita allo studio dei fenomeni criminali, ma punta a formare educatori e cittadini capaci di riconoscere e contrastare le dinamiche mafiose nella vita quotidiana, a partire dai contesti educativi e territoriali. Un messaggio chiaro, quello emerso dal seminario: solo investendo nella scuola e nella cultura si può costruire un futuro libero dalle mafie. Un futuro in cui l’educazione non sia un privilegio, ma un diritto e una responsabilità condivisa.

