Forti esplosioni sono state segnalate nella notte a Caracas e in altre aree del Venezuela. A denunciare quanto accaduto è stato il governo venezuelano, che parla di una “aggressione militare” attribuita agli Stati Uniti. Al momento, tuttavia, non risultano conferme indipendenti che certifichino ufficialmente un attacco armato da parte di Washington.

Secondo quanto riferito dalle autorità di Caracas, le esplosioni sarebbero state avvertite intorno alle 2 di notte ora locale. Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha annunciato la proclamazione dello stato di emergenza e l’attivazione del comando per la difesa integrale della nazione, parlando di bombardamenti su obiettivi civili e militari non solo nella capitale, ma anche negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira.

In un comunicato diffuso sui social, Maduro ha accusato gli Stati Uniti di voler “imporre una guerra coloniale” e di mirare alle risorse strategiche del Paese, in particolare petrolio e minerali. Una ricostruzione che, allo stato attuale, resta una versione fornita esclusivamente dal governo venezuelano.

A rilanciare l’allarme è stato anche il presidente colombiano Gustavo Petro, che su X ha parlato di Caracas “sotto bombardamento”, invitando la comunità internazionale a intervenire e chiedendo una convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Dagli Stati Uniti non è arrivata, finora, una conferma ufficiale dell’operazione. Alcune emittenti americane, tra cui CBS News e Fox News, citano fonti anonime secondo cui l’ex presidente Donald Trump avrebbe ordinato attacchi contro obiettivi venezuelani, ma si tratta di indiscrezioni non corroborate da comunicazioni formali del Pentagono o della Casa Bianca.

Sempre secondo quanto riportato da media statunitensi, la Federal Aviation Administration avrebbe disposto il divieto di sorvolo dello spazio aereo venezuelano per gli aeromobili americani poche ore prima delle esplosioni. Anche questo elemento, tuttavia, non chiarisce la natura degli eventi in corso.

Testimonianze raccolte localmente parlano di forti boati, colonne di fumo visibili in diverse zone della capitale e disordini nei pressi di installazioni militari strategiche, tra cui Fort Tiuna e la base di La Carlota. Non è al momento disponibile un bilancio ufficiale di vittime o danni, né risulta chiara la reale estensione degli episodi segnalati.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha fatto sapere di seguire l’evoluzione della situazione attraverso la rappresentanza diplomatica a Caracas, con particolare attenzione alla comunità italiana residente nel Paese. L’Unità di crisi della Farnesina risulta attiva.

Il quadro resta quindi fluido e incerto. In assenza di verifiche indipendenti, le notizie sulle esplosioni e sulle presunte responsabilità devono essere lette con cautela, in attesa di chiarimenti ufficiali da parte degli attori internazionali coinvolti.