Uno studio dell’Università di Messina ribalta il vecchio adagio secondo cui “la mattina ha l’oro in bocca”. L’analisi, condotta dal Laboratorio di Neuroscienze diretto dal prof. Carmelo Vicario, ha esaminato oltre 104.000 esami orali sostenuti da quasi 19.000 studenti italiani, distribuiti in 1243 corsi. Obiettivo: capire se l’orario dell’esame influenzi davvero le probabilità di successo.La risposta è sì.

Gli orari migliori

E il momento migliore della giornata per essere promossi non è l’alba, ma mezzogiorno, quando il 72% degli studenti riesce a superare la prova. Alle 8 del mattino, invece, la percentuale scende al 54%, e cala ulteriormente nel tardo pomeriggio, fermandosi al 51% alle 16. Lo studio ha rilevato una vera e propria curva “a campana”, confermata trasversalmente tra corsi e facoltà.

Secondo i ricercatori, entrano in gioco più fattori: il cronotipo (mattiniero o serotino) degli studenti, che spesso sono più attivi nelle ore centrali; il disallineamento generazionale con i professori, più attivi la mattina; e persino l’“effetto pausa pranzo”, simile a quello già studiato nei tribunali, dove i giudici risultano più indulgenti prima e dopo i pasti.

Il team invita le università a riflettere: riorganizzare gli orari d’esame in base a questi dati potrebbe favorire una valutazione più equa. «Tenerne conto», spiega il prof. Thomas Lancaster dell’Imperial College di Londra, «significherebbe rendere l’università più vicina ai bisogni reali degli studenti». Per ora, però, sono ancora in molti a dover affrontare le prove all’alba. Anche quando la scienza dice che sarebbe meglio più tardi.