La telefonata è arrivata all’improvviso, come accade solo alle notizie che cambiano per sempre la vita di una famiglia. «È una chiamata che nessun padre dovrebbe mai ricevere», dice Andrea Costanzo. «Un dolore sordo, indicibile: la mia amata Chiara non c’è più».

La figlia sedicenne è tra le vittime della strage avvenuta a Crans-Montana, in Svizzera, nella notte di Capodanno. Un incendio devastante all’interno di un locale ha provocato decine di morti e feriti. Il bilancio ufficiale parla di almeno 40 vittime accertate, ma l’elenco resta ancora provvisorio: alcune persone risultano tuttora disperse e le identificazioni procedono lentamente.

Per Chiara, però, le speranze si sono ormai ridotte al minimo. È lo stesso padre a spiegarlo, con parole misurate ma definitive. «Ci hanno comunicato che gli ospedalizzati non ancora identificati sono tre, tutti di sesso maschile. Per esclusione, mia figlia rientra nell’elenco delle vittime. L’ufficialità arriverà solo dopo gli esami del Dna, che richiederanno tempo. Ma per noi, purtroppo, la risposta è già chiara». Una consapevolezza maturata nell’attesa, tra informazioni frammentarie e silenzi carichi di angoscia.

Andrea Costanzo ricostruisce anche le ore drammatiche successive all’incendio. «Quella sera non riuscivo a trovarla. Sono arrivato davanti al locale, ma Chiara non c’era. Avrei voluto entrare a cercarla, ma i vigili del fuoco non mi hanno permesso di passare. È un pensiero che mi accompagna continuamente».

Un dolore che si intreccia con il senso di colpa, inevitabile, che spesso accompagna le tragedie familiari. «Quest’anno Chiara non voleva nemmeno venire. Pensava di festeggiare il Capodanno con un’amica in un’altra località, ma non c’era posto. Alla fine siamo tornati qui, come altre volte. Noi l’abbiamo incoraggiata a uscire, a divertirsi. Detto adesso, tutto questo pesa in modo diverso. La vita può essere crudele, e io sento una grande responsabilità addosso».

Sono giorni sospesi, segnati dall’attesa delle conferme ufficiali e dall’elaborazione di un lutto che deve ancora trovare parole definitive. In molti casi, spiegano le autorità svizzere, l’identificazione delle vittime potrà avvenire solo attraverso analisi genetiche accurate. Tempi lunghi, che allungano ulteriormente la sofferenza delle famiglie.

Ma Andrea Costanzo guarda già oltre il dolore immediato. «Questa è la fase dell’angoscia», afferma. «Poi, quando riuscirò a reggere questo lutto, cercherò giustizia. Lo devo a mia figlia. Chiara sapeva sempre distinguere ciò che era giusto da ciò che era sbagliato. È evidente che ci siano responsabilità da chiarire. Arriverà anche il momento delle risposte».

La famiglia di Chiara è originaria di Arona, ma viveva a Milano con la madre. La ragazza frequentava il liceo Moreschi ed era impegnata a livello agonistico nella ginnastica acrobatica. Crans-Montana non era una meta occasionale: la famiglia possiede una casa nella località svizzera e la conosceva da anni. Un luogo familiare, trasformato in poche ore nello scenario di una tragedia.