Un raro caso di parassitosi umana ha fatto scattare l’allarme negli Stati Uniti. Un uomo del Maryland, rientrato da un viaggio a El Salvador, ha scoperto di essere stato infestato dalle larve della Cochliomyia hominivorax, la cosiddetta mosca “mangia-carne”, nota anche come verme-vite (screw-worm).

Questa specie, diffusa soprattutto nelle zone tropicali e subtropicali di Sud America, Caraibi e America Centrale, è responsabile di una grave forma di miasi, un’infestazione dolorosa che colpisce sia animali che esseri umani.

A differenza di altre specie simili, le larve di Cochliomyia hominivorax non si nutrono di tessuti in decomposizione, ma attaccano la carne viva, penetrando in ferite aperte o in cavità come naso, bocca e orecchie. Dopo la deposizione delle uova da parte della femmina, le larve si schiudono e iniziano a insinuarsi nei tessuti, “avvitandosi” nella carne. È proprio da questa caratteristica che deriva il soprannome di vermi-vite. Dopo circa una settimana, cadono a terra per completare il ciclo vitale, trasformandosi in mosche adulte nell’arco di pochi giorni.

Le conseguenze sulla salute

Le infestazioni provocano ferite che non guariscono, dolore intenso, secrezioni maleodoranti e, nei casi più gravi, infezioni batteriche secondarie accompagnate da febbre e brividi. In alcune situazioni, i pazienti possono addirittura percepire il movimento delle larve o vederle nella lesione aperta, rendendo la condizione estremamente traumatica.

Dove si trovano

Le mosche “mangia-carne” si trovano soprattutto in Paesi come Brasile, Bolivia, Paraguay, Cuba, Haiti e Repubblica Dominicana, ma negli ultimi anni si registra un aumento dei casi anche in Messico, Guatemala, Honduras ed El Salvador. Per contenere la diffusione del parassita, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha avviato un ambizioso programma di eradicazione basato sulla tecnica dell’insetto sterile: maschi resi sterili vengono rilasciati nell’ambiente per ridurre progressivamente la popolazione.

Nel caso dell’uomo del Maryland, le autorità sanitarie hanno rassicurato la popolazione spiegando che il rischio di trasmissione è molto basso e che non vi sono evidenze di diffusione ad altri individui o animali. L’uomo, sottoposto a cure tempestive, è guarito completamente. Nonostante ciò, le campagne di prevenzione e monitoraggio continueranno, soprattutto lungo il confine con il Messico, dove la presenza della mosca è ancora attiva.