Critiche alla legge approvata in Consiglio regionale: contestata la riduzione del controllo pubblico sull’ente
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Il Consorzio unico di bonifica torna al centro dello scontro politico in Consiglio regionale. La legge è passata a Palazzo Campanella con i numeri della maggioranza, ma dall’opposizione arrivano critiche dure sul metodo e sul merito del provvedimento, soprattutto per gli effetti sui lavoratori e sul ruolo di vigilanza della Regione Calabria.
Il nodo principale riguarda la scelta di recidere, secondo la contestazione politica, il legame diretto tra Regione e Consorzio unico, in una fase nella quale restano ancora aperte partite delicate, a partire dai Tfr da corrispondere ai lavoratori.
Consorzio unico di bonifica, la critica alla legge regionale
La contestazione parte da un giudizio netto sul percorso seguito dalla maggioranza. «Si governa con la forza dei numeri e, in questo caso, lo si è fatto sulla pelle di chi è direttamente coinvolto nei provvedimenti», viene denunciato dall’opposizione.
La proposta, fortemente osteggiata dai sindacati e dai rappresentanti di categoria, è arrivata in Consiglio dopo il passaggio in Commissione Agricoltura. In quella sede sono stati presentati otto emendamenti, tutti respinti tranne uno di carattere formale e lessicale.
Gli emendamenti bocciati, secondo la ricostruzione dell’opposizione, avrebbero dovuto incidere proprio sui punti più delicati della legge, quelli che riducono il ruolo della Regione nei compiti di vigilanza e responsabilità sul nuovo assetto del Consorzio.
Il nodo dei Tfr e il ruolo della Regione
La preoccupazione principale riguarda i lavoratori. La Regione, secondo la critica politica, avrebbe abdicato al proprio ruolo di garanzia nonostante i molti trattamenti di fine rapporto ancora da liquidare.
«Il Consorzio unico di bonifica si è visto recidere quel cordone ombelicale di cui si parla fin dal primo giorno. In sostanza la Regione ha abdicato in toto al ruolo di vigilanza e garanzia nonostante i centinaia di Tfr che ancora devono essere corrisposti», viene sottolineato.
Da qui la richiesta a Palazzo Campanella: garantire almeno sui diritti maturati dai lavoratori, evitando che la riorganizzazione dell’ente lasci senza risposte chi è direttamente coinvolto nelle attività dei Consorzi.
«Un ente avulso da qualsiasi controllo pubblico»
Nel mirino finisce anche il modello di governance disegnato dalla nuova legge. Secondo l’opposizione, il rischio è quello di costruire un ente non realmente libero, ma sottratto a un adeguato controllo pubblico.
«Gli altri emendamenti, che sarebbero andati a incidere proprio su quei punti che intendono svincolare la Regione dai suoi compiti di vigilanza e responsabilità, contribuendo alla creazione di un ente che io non oserei chiamare libero ma avulso da qualsiasi controllo pubblico, sono stati tutti bocciati», si legge nella presa di posizione.
La maggioranza viene accusata di aver proceduto senza recepire le criticità sollevate dai sindacati e dai rappresentanti dei lavoratori, approvando il provvedimento «a passo spedito» e con un atteggiamento definito sordo rispetto alle obiezioni avanzate.
Acqua, infrastrutture e sviluppo della Calabria
La vicenda del Consorzio unico di bonifica viene collegata anche a un tema più ampio: il governo dell’acqua e delle infrastrutture strategiche della Calabria. L’opposizione chiede alla maggioranza di chiarire quale modello intenda costruire per la gestione di una risorsa considerata essenziale.
«Quale modello di governo dell’acqua immagina questa maggioranza? L’acqua non è una questione burocratica. L’acqua è una risorsa strategica. L’acqua è sviluppo economico. L’acqua è coesione sociale».
Lo scontro politico a Palazzo Campanella
Il provvedimento è stato approvato nonostante il parere contrario del gruppo consiliare del Partito democratico e dell’intera opposizione. Il voto chiude formalmente l’iter della legge, ma apre una nuova fase di confronto politico sulle sue conseguenze.

