Nel Salone degli Specchi l’incontro di Forza Italia sul referendum: con Mulè, Sisto, Cannizzaro e Gallo. Presenti anche i vertici delle Camere penali calabresi
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Nel Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia, a Cosenza, si è svolto l’incontro pubblico promosso da Forza Italia sulle ragioni del “Sì” al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Un momento di confronto che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dell’avvocatura e amministratori locali.
Ad aprire e moderare i lavori è stato l’assessore regionale all’Agricoltura e segretario provinciale di Forza Italia Gianluca Gallo. Sono intervenuti il deputato Andrea Gentile, il vicecapogruppo alla Camera e segretario regionale Francesco Cannizzaro e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, coordinatore nazionale della campagna referendaria per il “Sì”. Presente anche il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. Al dibattito hanno partecipato inoltre esponenti dell’avvocatura penalista: Roberto Le Pera, presidente della Camera Penale di Cosenza, e Giuseppe Milicia, coordinatore delle Camere Penali della Calabria.
Nel suo intervento, Gentile ha sottolineato il valore simbolico dell’appuntamento nel capoluogo bruzio: «È bellissimo essere qui oggi nella città di Cosenza, da sempre faro di cultura e centro del dibattito sociale e politico della Calabria», rimarcando anche la presenza di amministratori, professionisti e avvocati. Il deputato ha ringraziato Mulè, definendolo «un amico e un ottimo vicepresidente della Camera», spiegando che «nelle terre come le nostre, nel Sud e in Calabria, è fondamentale marcare il territorio per difendere la legalità e i diritti dei cittadini».
Il cuore del messaggio di Gentile riguarda la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, indicata come punto cardine della riforma. «Se un cittadino deve essere giudicato – ha spiegato – è essenziale che lo sia da un giudice realmente terzo e imparziale, che non solo sia tale ma che appaia tale. Non è possibile che il pubblico ministero, che esercita l’azione penale, e il giudice, che deve valutare il suo operato, appartengano alla stessa logica di carriera». Per il parlamentare, «controllore e controllato non possono appartenere alla stessa struttura di carriera», perché questo rischierebbe di generare commistioni capaci di indebolire l’imparzialità.
Gentile ha poi richiamato alcune criticità del sistema giudiziario, a partire dalla durata dei processi e dai casi di errori giudiziari: «Ogni anno circa mille persone risultano vittime di ingiuste detenzioni, mentre molti procedimenti penali possono durare anche dieci o quindici anni». E ha evidenziato che, a fronte di numerosi esposti disciplinari nei confronti dei magistrati, le sanzioni effettivamente applicate resterebbero limitate, indicando la necessità di rafforzare responsabilità e trasparenza.
In chiusura, Gentile ha voluto chiarire l’impostazione politica della campagna: «Quella che stiamo portando avanti non è una riforma contro la magistratura, ma una riforma per rafforzare lo Stato di diritto. È una battaglia per garantire ai cittadini una giustizia davvero imparziale, una reale parità tra accusa e difesa e un sistema più credibile».

