Il Direttivo smonta le accuse contro il referendum sulla separazione delle carriere e parla di «campagna di mistificazione»
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Duro affondo della Camera Penale di Cosenza contro la campagna referendaria per il No alla riforma sulla separazione delle carriere. In un comunicato pubblicato sui social, il Direttivo parla senza mezzi termini di «balle spaziali» e di una strategia mirata a confondere l’opinione pubblica con affermazioni ritenute false e fuorvianti.
Secondo i penalisti cosentini, è «vergognoso» sostenere, anche attraverso manifesti di propaganda, che la vittoria del Sì porterebbe alla sottomissione della magistratura alla politica. Una tesi che, a suo dire, non solo non trova riscontro nel testo della riforma, ma è apertamente smentita dalla Costituzione.
Il presidente della Camera Penale spiega infatti che, con le modifiche all’articolo 104 della Costituzione previste in caso di vittoria del Sì, viene ribadito in modo esplicito che «la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere» ed è composta da magistrati della carriera giudicante e requirente. Altro che controllo politico sul pubblico ministero: «Chi afferma il contrario – si legge – mente sapendo di mentire».
Nel comunicato si sottolinea inoltre come venga taciuto un dato centrale nel dibattito pubblico: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri rappresenta la regola in tutti i principali ordinamenti democratici, con poche eccezioni. «Italia, insieme a Turchia, Romania e Bulgaria – si legge – è tra i rarissimi Paesi che non adottano questo modello». La riforma, secondo la Camera Penale, consentirebbe dunque di allineare il sistema italiano agli standard internazionali, superando quello che viene definito «il medioevo dei diritti».
Un altro punto chiave riguarda il ruolo dell’Associazione Nazionale Magistrati. Per la Camera Penale di Cosenza, la vera posta in gioco del referendum è il ridimensionamento del potere politico esercitato dall’ANM all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura. Con l’introduzione del sorteggio dei membri togati del Csm, l’associazione perderebbe la possibilità di influenzare nomine e carriere, dai procuratori della Repubblica ai presidenti dei tribunali.
«Oggi – accusa la Camera Penale di Cosenza – l’Italia è uno dei pochissimi Paesi al mondo in cui un’associazione privata di magistrati finisce per incidere in modo determinante sul percorso professionale dei giudici». La riforma, sempre secondo gli avvocati cosentini, spezzerebbe questo circuito, restituendo equilibrio e trasparenza al sistema.
«Questa è la verità», conclude il comunicato, invitando i cittadini a non lasciarsi condizionare da una campagna referendaria che, secondo la Camera Penale, punta più sulla paura che su un confronto corretto e informato sui contenuti reali della riforma.

