All’anfiteatro del Polifunzionale, un centinaio di studenti e non solo hanno omaggiato l’indimenticabile autore di “Geordie”: chitarre, cajon e flauti hanno accompagnato la serata
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Ci sono tanti cartelli, non gialli, con diverse scritte nere. Non c’è scritto niente su Bocca di Rosa, ma c’è scritto tanto su De André. Sono alcune delle frasi che il cantautore genovese ha scritto nella propria carriera e sì, c’è anche la canzone che ha messo agli atti l’ipocrisia del mondo contro una donna rea solo della propria passione.
Lo scenario è l’anfiteatro del Polifunzionale dell’Unical, recentemente rinfrescato con un nuovo murale in omaggio ai trent’anni del Filorosso, l’occasione è la cantata anarchica, l’evento organizzato in occasione dell’anniversario della morte di Fabrizio De André. A quasi trent’anni di distanza dalla scomparsa del cantautore genovese, avvenuta l’11 gennaio 1999, studenti e studentesse dell’Università della Calabria si sono ritrovati per rendere omaggio all’indimenticato poeta.
«Questa è la quarta edizione che organizziamo, abbiamo iniziato il 2024 – spiega una delle organizzatrici, Anna Raspa – e siamo molto orgogliose di quello che stiamo portando avanti. In tutta Italia, ma anche diverse città d’Europa, la cantata anarchica nasce già nel 1999. Da un paio d’anni l’abbiamo portata all’Unical».
Il freddo non ferma gli appassionati: «È un appuntamento per tutti»
Chi si aspettava un raduno di studentesse e studenti Unical è rimasto spiazzato. Fra i suonatori tanti chitarristi appassionati di Faber venuti ad Arcavacata soltanto per rendere omaggio all’autore di “Smisurata Preghiera”, sui gradoni dell’anfiteatro anche persone fra i 40 e i 50 anni. «È un ricordo vivo, c’è davvero una partecipazione attiva: questo perché la cantata – prosegue Raspa – non è un concerto né tantomeno un evento a scopo di lucro. Si tratta semplicemente del voler omaggiare De André».
E così, dalle 18 in poi, una decina di chitarre con tanto di flauti e cajon di accompagnamento si sono radunati nei primi posti dell’Anfiteatro per coinvolgere un centinaio di persone in un sentito omaggio a Faber: da “La canzone del maggio” a “Franziska”, da “Il suonatore Jones” a “Il pescatore”, che ha visto (ovviamente) tutti i presenti partire a razzo sul coretto che da sempre contraddistingue una delle canzoni più celebri di Fabrizio De André. Anche perché poi se la gente sa che sai suonare «suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare». Nessun flauto spezzato, però, all’Unical. Solo «ricordi tanti e nemmeno un rimpianto».


