Una data importante quella dell’8 marzo da fissare sul calendario. Con una cerimonia di taglio del nastro che materializza un atto politico e sociale, a Lauropoli, frazione di Cassano all’Ionio, ha aperto ufficialmente i battenti il Centro Proxy, un nuovo presidio dedicato alle donne, alla partecipazione e alla costruzione di opportunità condivise. L'iniziativa, promossa da CIDIS nell’ambito del programma Su.Pr.Eme. 2 (sostenuto dalla Regione Calabria e finanziato dal Fondo FAMI 2021-2027), nasce da un’analisi profonda delle fragilità invisibili che colpiscono il territorio. Il Centro si propone come un punto di riferimento per interconnettere persone e istituzioni, abbattendo quelle barriere sociali che spesso rendono le donne la fascia di popolazione più difficile da raggiungere.

Un obiettivo che affonda le radici in un’esperienza ventennale, come sottolinea Debora La Rocca, coordinatrice del progetto Su.Pr.Eme. 2: «In realtà è un percorso, un cammino che facciamo da vent'anni. Il CIDIS si dedica all'accoglienza, all'inclusione sociale e alla tutela dei diritti. Negli ultimi cinque anni ci siamo occupati molto di sfruttamento lavorativo e abbiamo imparato che esiste una forma di sfruttamento che non è scritta nei contratti: è il tempo che viene sottratto alle donne, in particolar modo a quelle migranti. È il tempo della cura, dedicato quasi in via esclusiva a società, famiglia e figli. Questo spazio vuole proprio riappropriarsi del tempo delle donne.»

L’inaugurazione ha visto una corale partecipazione della comunità e delle istituzioni. Erano presenti il Vescovo di Cassano all’Ionio, Monsignor Francesco Savino, il Vice Sindaco Giuseppe La Regina, l’Assessora Rosa De Franco e la Consigliera Ida Spezzano, oltre ai partner del Consorzio NOVA con i propri rappresentanti tra cui Renato

Scordamaglia, Lara Colace e Rossella Ioele. Un ringraziamento speciale è stato rivolto a Don Attilio Franco Foscaldi, il parroco che ha messo a disposizione i locali di via Alcide De Gasperi per ospitare questa scommessa sociale. L’équipe, tutta al femminile, è pronta a guidare le attività, dalla responsabile Monica Rugiano, alla psicologa Martina La Gamma, passando per l’assistente sociale Caterina Grisolia, l’educatrice Felicja Lione e le docenti di italiano. Al centro del loro metodo c'è l’empowerment e la non formal education, rappresentati plasticamente durante la serata da un dipinto murale di un albero, simbolo di radici e crescita, realizzato dalle beneficiarie del progetto SAI. Ma il cuore del progetto non è fornire soluzioni calate dall'alto, bensì stimolare l'autodeterminazione. Riprende La Rocca: «Abbiamo aperto a tutte le donne, non solo alle migranti. Spesso le donne sono confinate in un racconto di tragedia o violenza, noi vogliamo cambiare narrazione. Vogliamo che questo sia uno spazio di comunità e riappropriazione collettiva. Ogni venerdì pomeriggio ci riuniremo semplicemente per prendere un tè e chiacchierare. Non vogliamo dare noi delle idee alle donne, vogliamo che siano le donne della comunità a proporci laboratori e progetti.»

Nonostante la natura laboratoriale e aperta, il Centro Proxy è già operativo con azioni concrete per abbattere i "muri dell'informazione". Dal 9 marzo sono attivi lo Sportello SOS Scuola (martedì pomeriggio e giovedì mattina) per supportare il dialogo tra famiglie e istituzioni scolastiche, e il Segretariato Sociale (venerdì mattina). A breve partiranno inoltre i corsi di lingua italiana e i percorsi di consapevolezza personale. L'entusiasmo della serata inaugurale ha contagiato anche i più piccoli, impegnati in un laboratorio creativo di braccialetti, piccoli simboli di unicità da donare agli altri. È proprio questo spirito di scambio che sembra definire l'anima del Centro Proxy. «Cosa accomuna le donne di tutto il mondo, al di là dell'origine? È la sorellanza – conclude La Rocca -, questo senso di fare comunità è l'unica via. Quando si è insieme, forse, si può davvero cambiare il racconto sulle donne