In sala consiliare la conferenza del docente Unime e autore Rubbettino: «Conoscere le radici per superare il complesso di minorità»
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A Castrovillari la cultura torna a fare comunità e lo fa partendo dalle radici più antiche. Sabato 28 febbraio, nella Sala Consiliare del Palazzo di Città, il Rotary Club “I Pulinit del Pollino”, insieme al Gruppo archeologico e al Polo museale cittadino, ha promosso un appuntamento dedicato alla storia dell’Italia preromana e alle popolazioni italiche non greche che abitarono i territori del Sud ben prima e durante la stagione della Magna Grecia.
Protagonista dell’iniziativa è stato il prof. Fabrizio Mollo, docente di Archeologia classica all’Università di Messina e autore per Rubbettino del volume «Gli Altri. Popolazioni non greche dell’Italia antica», presentato nel corso della conferenza dal titolo “Greci e Indigeni tra Sibaritide e Pollino”.
Saluti istituzionali e introduzioni
Ad aprire l’incontro i saluti del sindaco Mimmo Lo Polito, seguiti dagli interventi introduttivi dell’avvocato Claudio Zicari, direttore del Polo museale di Castrovillari, e di Rocco Russo, presidente del Rotary Club locale, che hanno sottolineato il valore di un percorso di divulgazione capace di intrecciare ricerca scientifica e valorizzazione del territorio.
La “mappa” delle popolazioni indigene e la Magna Grecia
Nel cuore della relazione, Mollo ha ricostruito una vera e propria mappa di territori e comunità indigene che videro e ospitarono il lungo e complesso processo di insediamento noto come colonizzazione della Magna Grecia. Un racconto che sposta lo sguardo oltre la sola presenza ellenica, restituendo centralità a quelle popolazioni che, con culture e assetti diversi, hanno contribuito a definire l’identità storica dell’area tra Sibaritide e Pollino.
Il messaggio finale: radici come risorsa
A chiudere, un passaggio dal forte taglio culturale e civile. Mollo ha invitato a conoscere e valorizzare la propria identità come strumento per superare «l’atteggiamento di presunta minorità, talvolta inconsapevole, diffuso tra le popolazioni del Sud Italia». Un richiamo a guardare alle radici non come nostalgia, ma come risorsa per costruire un’identità più solida e un futuro più consapevole.

