Nel Cosentino la raccolta differenziata supera la media regionale e la produzione pro capite è tra le più basse d’Italia, ma i costi di gestione restano elevati. Il rapporto Cnel fotografa un sistema ancora inefficiente
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A Cosenza si produce meno spazzatura rispetto a molte altre aree del Paese, ma il conto che cittadini e Comuni pagano per raccolta e smaltimento resta comunque elevato. È uno dei dati più significativi che emerge dall’ultima relazione annuale del Cnel sulla gestione dei rifiuti, che fotografa una Calabria ancora in affanno, ma con segnali di miglioramento, e colloca il Cosentino in una posizione intermedia, migliore rispetto ad altre province della regione.
Nel capoluogo e nel suo territorio la raccolta differenziata ha raggiunto il 62%, un valore superiore alla media calabrese e nettamente migliore rispetto a realtà come Reggio Calabria e Crotone, ferme poco sopra il 40% e relegate agli ultimi posti della classifica nazionale. Un dato che testimonia uno sforzo crescente da parte delle amministrazioni locali, ma che non basta a compensare le criticità strutturali del sistema regionale.
Il paradosso resta evidente: la Calabria è tra le regioni che producono meno rifiuti pro capite, e anche nel Cosentino la quantità annua per abitante è contenuta, in linea con il dato regionale di 401 chilogrammi all’anno, ben al di sotto della media nazionale di 497. Eppure i costi sono tra i più alti d’Italia. Per ogni tonnellata di rifiuti gestiti, in Calabria si spendono in media 481 euro, contro una media nazionale di 395. Una forbice che pesa direttamente sulle tariffe e, quindi, sulle famiglie.
Secondo il Cnel, alla base di questo squilibrio ci sono soprattutto le spese di trasporto e conferimento in discarica, aggravate da una rete impiantistica insufficiente e da una gestione che fatica a diventare realmente efficiente. Anche per questo motivo, i miglioramenti nella raccolta differenziata non si traducono automaticamente in un alleggerimento dei costi.
Nel confronto regionale, la provincia di Cosenza si colloca dietro Catanzaro, che guida la classifica calabrese con il 65,2% di differenziata, ma davanti a Vibo Valentia (60,8%). Un risultato che segnala un passo avanti importante, soprattutto se si considera che la Calabria, nel complesso, ha fatto registrare nell’ultimo anno la crescita percentuale più alta d’Italia nella raccolta differenziata: +3%, contro il +2% del resto del Paese.
Un progresso che però, come sottolinea il rapporto, non basta ancora a colmare il divario con il Nord, dove i piccoli e medi Comuni superano spesso il 70% e, in alcune fasce demografiche, arrivano oltre l’80%. Per Cosenza e per l’intera regione la sfida resta dunque duplice: migliorare ulteriormente la qualità della raccolta e, allo stesso tempo, ridurre i costi di un servizio che oggi continua a essere oneroso, nonostante una produzione di rifiuti più contenuta.

