Alla commemorazione delle cinque piccole vittime dei bombardamenti del 1943, il sindaco di Cosenza richiama memoria, scuola e responsabilità collettiva
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
Il ricordo di una delle pagine più dolorose della storia cittadina è tornato al centro della mattinata commemorativa promossa dal Comitato spontaneo Spirito Santo, presieduto da Giannino Dodaro, alla presenza del sindaco Franz Caruso. L’iniziativa ha reso omaggio ai cinque bambini tragicamente uccisi sotto i bombardamenti anglo-americani del 12 aprile 1943, riportando la città di Cosenza davanti a una ferita che, a distanza di decenni, continua a interrogare la coscienza collettiva.
Nel suo intervento, il primo cittadino ha voluto sottolineare il senso profondo della presenza istituzionale in una giornata che chiama in causa non solo la memoria storica, ma anche il dovere di difendere, ogni giorno, i valori della convivenza civile. «Tenevo molto ad essere presente qui questa mattina, oggi 12 aprile, a testimonianza del ricordo triste e doloroso della comunità legato a quel 1943 – ha affermato Franz Caruso – Ottantatré anni di sofferenza per le famiglie discendenti, per i conoscenti e per la nostra comunità che ha vissuto quel drammatico momento».
Il valore della pace e il peso della memoria
Nel passaggio centrale del suo intervento, Franz Caruso ha allargato il significato della commemorazione, collegando il ricordo delle vittime del 1943 alla necessità di custodire la pace come bene fragile, mai definitivamente acquisito. Un messaggio che, nelle parole del sindaco, assume una forza ancora più netta dentro il tempo presente, segnato da nuovi conflitti internazionali e da una crescente tensione anche nel linguaggio pubblico.
«È importante combattere – ha detto – perché ogni giorno dobbiamo impegnarci per tutelare quelle che non sono conquiste immortali, perché non esistono conquiste che restano per sempre. La pace, purtroppo, non è una condizione acquisita in modo definitivo: lo vediamo nei conflitti che attraversano l’Europa, il Medio Oriente, l’Iraq e molti altri Paesi del mondo».
Il richiamo del sindaco non si è limitato a una riflessione sulle guerre in corso, ma ha assunto il tono di un invito a non considerare la pace come una conquista automatica. Al contrario, la memoria del 12 aprile diventa, nella sua lettura, uno strumento per tenere viva la vigilanza democratica e per impedire che il dolore della storia venga assorbito dall’abitudine o dall’indifferenza.
La scuola e gli educatori come presidio contro la violenza
Una parte importante dell’intervento di Franz Caruso è stata dedicata al ruolo della scuola e degli educatori, indicati come argine essenziale contro ogni forma di violenza. Il sindaco ha rimarcato come la giornata non riguardi soltanto gli studenti presenti, ma l’intera comunità, chiamata a trasmettere alle nuove generazioni il valore della gentilezza, del rispetto e del rifiuto della guerra.
«La giornata odierna non è importante solo per i ragazzi presenti in rappresentanza della scuola protagonista di quell’evento, ma per tutti noi. La lotta contro la guerra passa anche attraverso l’eliminazione della violenza delle parole. Ha ragione il Santo Padre quando richiama questi valori, anche se spesso tali insegnamenti non vengono seguiti da chi ha maggiori responsabilità».
Da qui il successivo affondo sulla violenza verbale e sul clima che spesso attraversa comunicazione e social network. «Dobbiamo impegnarci a combattere la violenza verbale – ha proseguito Caruso –. Non è semplice, perché i mezzi di comunicazione e i social network spesso favoriscono l’aggressività. Questa è una prima battaglia da affrontare, soprattutto attraverso il ruolo degli educatori e della scuola, baluardo fondamentale di cultura e di contrasto a ogni forma di violenza».
La guerra, la gentilezza e gli strumenti della democrazia
Nel suo ragionamento, Franz Caruso ha insistito su un punto preciso: la guerra va contrastata in ogni forma, a partire dalla cultura quotidiana delle relazioni. «La guerra va sempre contrastata perché è sbagliata in sé. Bisogna insegnare ai ragazzi la gentilezza, che deve guidare ogni azione contro ogni forma di violenza, a partire da quella verbale. Pace, libertà e uguaglianza sono valori per i quali dobbiamo continuare a impegnarci con costanza».
Il sindaco ha poi legato il tema della pace agli strumenti democratici, ribadendo la propria convinzione che il cambiamento non passi dall’uso delle armi, ma dalla partecipazione civile e politica. «Sono convinto che le conquiste ed il cambiamento non avvengono con l’uso delle armi ma con l’utilizzo di strumenti democratici, tra questi il voto». Un concetto che Franz Caruso ha sviluppato anche con un riferimento all’attualità europea, richiamando il ruolo della partecipazione popolare e della coesione delle istituzioni comunitarie.
Il messaggio finale: non abbassare la guardia
A chiudere la commemorazione è stato un ulteriore richiamo alla funzione pubblica della memoria. Per Franz Caruso, ricordare il 12 aprile 1943 non significa fermarsi al rito, ma trasformare quel dolore in una lezione viva per il presente. «La giornata di oggi offre molti messaggi da trasmettere – ha concluso Caruso – Non bisogna mai dimenticare che la memoria è fondamentale per non ripetere gli stessi errori che, oggi, purtroppo sono stati nuovamente commessi. Mai abbassare la guardia, dunque, e continuare a difendere le libertà che i nostri antenati ci hanno consegnato».

