Il giovane imprenditore di San Marco Argentano costretto a chiudere dopo undici anni di attività per la mancanza di un pizzaiolo: «Offrivo 2.500 euro di stipendio, ma in diciotto mesi nessuno si è fatto avanti»
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Quando da piccolo i suoi genitori lo portavano alla pizzeria “Reginella” presso le Terme Luigiane di Acquappesa, lui ogni volta rimaneva incantato dall’immagine di Pulcinella, simbolo dell’Associazione verace pizza napoletana, di cui (da grande) avrebbe fatto parte. Luca Tudda racconta questo aneddoto, e ricorda da dove tutto è cominciato: «Ho lasciato San Marco Argentano, soltanto per trascorrere qualche anno a Napoli, dove ho imparato l’arte della pizza artigianale».
Tornato in Calabria, Luca Tudda varca di nuovo l’ingresso della “Reginella” di Acquappesa: questa volta non come cliente, bensì come aiutante: «Un’importante esperienza formativa, al termine della quale mi sono sentito pronto per aprire una pizzeria tutta mia, naturalmente a San Marco Argentano».
"A ‘Mmasciata” è il nome che Luca Tudda sceglie per quello che, in breve tempo, diventa un punto di riferimento per gli amanti della vera pizza napoletana. Il locale, nel 2024, ha festeggiato dieci anni di attività: «È stato un periodo fatto di legami autentici».
Ma Luca Tudda è giovane, non si ferma: ha voglia di sperimentare, innovare, fare nuove esperienze: «Mi sono accorto della scarsa attenzione delle pizzerie in generale nei confronti delle persone celiache, e ho capito che era proprio in questa direzione che avrei dovuto muovermi».
Nel 2022, mentre gli affari de “A ‘Mmasciata” vanno avanti a gonfie vele, Luca Tudda fonda il marchio “Amonoglu”, un laboratorio per la preparazione di basi di pizza senza glutine: «Per tre anni ho lavorato fino a diciotto ore al giorno. Ma la nuova azienda richiedeva da parte mia un impegno sempre crescente. Attualmente prepariamo impasti per 1.500 pizzerie, tra Italia e Paesi europei. Non riuscivo più a gestire in prima persona la pizzeria, e a un certo punto ho capito che l’unica soluzione possibile fosse quella di trovare un pizzaiolo che mi sostituisse».
La proposta di lavoro prevede uno stipendio pari a 2.500 euro mensili, compreso l’alloggio, sei giorni su sette. Trascorrono diciotto mesi dalla pubblicazione del primo annuncio: «Le poche persone con le quali ho avuto dei colloqui hanno tutte lamentato il fatto che il lavoro non lasciasse sufficiente tempo libero. Se un giovane si fosse fatto avanti, dicendomi “Non so fare niente, ma ho tanta voglia di imparare”, mi sarei preso cura personalmente della sua formazione. È vero, quello del pizzaiolo è un mestiere molto impegnativo che occupa tutte le sere, compresi i fine settimana e i giorni festivi. In cambio, però, ti dà dalle grandissime soddisfazioni».
Stanco di aspettare, Luca Tudda ha rinunciato alla ricerca di un sostituto e deciso, suo malgrado, di cedere l’attività: «L’ho data in gestione a un ragazzo particolarmente motivato, e gli ho consentito anche di mantenere il nome della pizzeria. Il nuovo locale sarà inaugurato domani, e io approfitto di questa intervista per fargli i miei auguri più sinceri».

