Gli attivisti si sono radunati in Piazza XI Settembre, davanti alla Prefettura, per protestare contro la manovra dell’esecutivo: «Non servono 800 miliardi per il riarmo, serve alzare gli stipendi e migliorare la sanità»
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Ai piedi della Prefettura uno striscione per chiedere la libertà di Ahmad Salem, l’attivista pro Palestina di Corigliano Rossano recluso in carcere per aver espresso le proprie posizioni contro il genocidio in atto a Gaza, e Mohamed Shahin, l’imam di Torino colpito nelle scorse ore da un decreto d’espulsione. C’è questo e tanto altro nella manifestazione organizzata da USB a Cosenza, nel giorno di sciopero generale voluto dai sindacati di base sia per riaccendere i fari sulla questione palestinese sia per contestare la manovra del Governo Meloni.
Ad approfondire i termini della questione l’attivista Vittoria Morrone del Collettivo “La Base”: «Pensiamo che oggi sia importante essere in piazza per due motivi, ovverosia continuare a parlare dell’istanza palestinese e contrastare l’atteggiamento del nostro Paese in merito alla manovra finanziaria. Il Governo – prosegue Morrone – ignora totalmente le priorità della gente comune, i problemi di ogni giorno, e punta a una finanziaria di guerra».
La finanziaria di guerra e le esigenze dei cittadini: «A cosa serve il riarmo?»
A fare eco a Morrone è Stefano Catanzariti, di USB Cosenza: «Questa manovra è pensata per ingrassare l’industria delle armi, per ingrassare i ricchi e le aziende che vengono da fuori Italia. È una finanziaria che lascia sempre più poveri i cittadini e i lavoratori italiani. Non c’è un euro in più speso su sanità, trasporti, welfare o istruzione: la gente sta subendo l’inflazione, l’aumento del carovita, in maniera diretta. Chiedete – aggiugne poi Catanzariti – a qualsiasi persona quanta difficoltà abbia ad arrivare a fine mese: chi entra a fare la spesa, dal supermercato esce sempre più povero».
La protesta di USB punta molto su argomenti cardine: «Serve il salario minimo di 12-13 euro all’ora sulle ore lavorate; servono più diritti per i lavoratori; serve più sicurezza sui luoghi di lavoro. Ciò che non serve, invece, sono quegli 800 miliardi che l’Europa ha pensato da un giorno all’altro di spendere per il riarmo». Un riarmo che, spiega Catanzariti, «non ha senso: la Russia sta dicendo che non ha alcuna intenzione di attaccare l’Europa. C’è una guerra in corso, c’è un fronte, è giusto fare le proprie considerazioni ma non si possono incentrare tutte le politiche economiche su quel profilo lì».
Anche il Ponte al centro della protesta: «Non servono maxi-opere ma sanità»
Domani, fra l’altro, alcuni degli attivisti cosentini saranno a Messina per la manifestazione contro il Ponte: «Questa è una di quelle altre priorità – spiega ancora Vittoria Morrone – che il nostro Governo vede come tale ma che, in realtà, è assolutamente superflua. Non c’è bisogno del Ponte in un territorio come il nostro che ha bisogno di strade, scuole e infrastrutture di base».
Il discorso poi si allarga, anche perché il rapporto Svimez sullo spopolamento dà la nostra regione a un millimetro dal baratro: «I numeri – aggiunge Morrone – tracciano un quadro disastroso: i giovani lasciano da anni questa terra perché non ci sono opportunità, la Calabria sta sprofondando ed è per questo che siamo qui oggi. Vogliamo rivendicare un salario minimo, condizioni lavorative idonee e che ci permettano di sopravvivere. Perché, oggi, il lavoratore è povero: questo è un problema di cui sia il Governo, sia l’opposizione si devono assolutamente occupare».


