La Palestina al centro della prima giornata del Festival delle Migrazioni 2026. La XV edizione della manifestazione, quest’anno intitolata «Resistenza. ArMIAMOCI», ha fatto tappa il 21 agosto a San Sosti con una serata dedicata alla crisi di Gaza, alle sue conseguenze umanitarie e alle difficoltà di chi tenta di lasciare la Striscia.

Una scelta precisa degli organizzatori, che hanno voluto mantenere alta l’attenzione su una tragedia che rischia di scivolare ai margini del dibattito pubblico. «Continuare a parlarne è un atto non solo dovuto, ma necessario», ha sottolineato l’operatrice legale e socia ASGI Erminia Rizzi.

Ad aprire l’incontro sono stati il sindaco di San Sosti Vincenzo De Marco e la coordinatrice del progetto SAI Anna Maria Calonico. Il confronto, moderato da Enzo Infantino dell’associazione Per non dimenticare Sabra e Chatila, ha intrecciato aspetti giuridici e politici e testimonianze dirette.

Tra gli interventi quello di Roberto Ventrella, attivista della Global Sumud Flotilla, che ha raccontato la missione e le differenti reazioni dei diversi Paesi dopo l’uscita degli attivisti dalle carceri israeliane. Un'esperienza attraverso la quale è emersa anche la capacità delle missioni della Flotilla di riunire persone di nazionalità e percorsi differenti intorno alla causa palestinese.

Erminia Rizzi si è soffermata invece sui meccanismi che regolano gli ingressi per ragioni familiari e sanitarie. Secondo i dati richiamati nel corso dell'incontro, dall’ottobre 2023 al 2025 l’Organizzazione mondiale della sanità avrebbe evacuato circa 7.600 persone verso Paesi terzi, mentre 397 sarebbero state accolte in Europa per motivi sanitari.

Al centro dell'analisi anche le difficoltà legate al rilascio dei visti per cure mediche e alle procedure necessarie per riuscire materialmente a lasciare Gaza. Questioni che investono direttamente il diritto alla libera circolazione, ma anche quello di restare nella propria terra, uscirne e potervi fare ritorno.

Su questo aspetto è intervenuto anche l’avvocato e socio ASGI Dario Belluccio, che ha richiamato il legame dei palestinesi con la propria terra e il paradosso vissuto da chi, fino a poco tempo fa, non avrebbe mai immaginato di lasciare Gaza e oggi considera la fuga una delle poche possibilità di sopravvivenza.

Il giornalista freelance di Altreconomia Alessio Giordano ha spostato invece l’attenzione sul racconto mediatico del conflitto e sulle difficoltà di costruire una narrazione libera e indipendente della questione palestinese. Una riflessione che si è allargata al ruolo dell’Europa e dei singoli Stati e alle implicazioni politiche ed economiche della crisi.

Nel corso della serata si è parlato anche di migrazioni nel Mediterraneo e delle politiche nei confronti delle Ong. Rizzi ha richiamato il caso della Life Support di Emergency, arrivata il 20 agosto nel porto di Bari dopo il soccorso al largo delle coste libiche di una sessantina di persone e con a bordo le salme di sette migranti.

La parte più direttamente testimoniale dell'incontro si è aperta con Fares Alfarra e la presentazione del libro «I Didn’t Die», pubblicato da Another Coffee Stories. Insieme a Francesco Savini, della casa editrice, e al fratello Tarek, Alfarra ha ripercorso il passaggio dal progetto di diventare medico all'esperienza della guerra. La scelta del titolo, ha spiegato, evita volutamente parole come «sopravvissuto» e «sopravvivenza»: essere ancora vivi non significa essersi lasciati alle spalle le ferite di quanto vissuto.

Tarek Alfarra ha raccontato invece il legame con gli affetti rimasti nella Striscia e il significato assunto dalla possibilità di studiare in Italia: non soltanto un’opportunità formativa, ma anche una via verso la sicurezza e la possibilità di costruire un futuro lontano dalla guerra.

A chiudere il quadro delle testimonianze è stata l’attivista palestinese Ghada Shihadeh. Farmacista e impegnata nel progetto Mamme Narranti, ha ripercorso la storia della propria famiglia dal primo Novecento a oggi, sostenendo che all’origine del conflitto non vi sia la contrapposizione religiosa, ma la questione dell’occupazione della terra. Shihadeh è inoltre impegnata in iniziative per favorire l’accoglienza in Italia di famiglie palestinesi.

Al termine dell’incontro è stato conferito un riconoscimento a Enzo Infantino come socio dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo. La serata è poi proseguita in piazza con una cena interculturale, tra cucina locale e piatti preparati dagli ospiti del centro SAI, per concludersi con «The Reggae Circus» di Adriano Bono, tra musica dal vivo, giocoleria e artisti del fuoco.

Il Festival delle Migrazioni prosegue oggi, 22 agosto, a Vaccarizzo Albanese, dove la seconda tappa sarà dedicata al caporalato e allo sfruttamento del lavoro. La manifestazione continuerà fino al 30 agosto attraversando Cerzeto, Bisignano, San Benedetto Ullano, San Basile e Acquaformosa.