L’occasione si è presentata durante il talk inaugurale della seconda parte di “Calici sotto le stelle” 2026, un momento di confronto sui temi di crescita e sviluppo, a cui hanno partecipato, tra gli altri, il deputato Andrea Gentile, il consigliere regionale Antonio De Caprio e il presidente della provincia di Cosenza, Biagio Faragalli
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È nel racconto del territorio che, secondo Domenico Maduli, presidente di LaC e del gruppo editoriale Diemmecom, si gioca una parte importante della sfida per il futuro della Calabria. Il tema è emerso nel corso del talk inaugurale della seconda parte di “Calici sotto le Stelle”, la manifestazione giunta alla sua diciassettesima edizione, organizzata a Cirella dall’associazione culturale Cerillae.
Un appuntamento che nasce dalla promozione delle eccellenze enogastronomiche, ma che negli anni è diventato anche uno spazio di confronto e di promozione delle identità locali. Ed è proprio da qui, da Piazzetta Santa Maria dei Fiori, che il presidente Maduli ha sviluppato la sua riflessione: dalla necessità di raccontare una Calabria diversa, mettendo in primo piano le esperienze positive e le persone che ogni giorno contribuiscono a costruirle.
Una Calabria migliore
L’occasione si è presentata durante il talk dal titolo “Esperienze che generano territorio. Enogastronomia ed eventi culturali come motori di sviluppo e di valorizzazione del territorio”, a cui hanno partecipato, tra gli altri, il deputato Andrea Gentile, il consigliere regionale Antonio De Caprio e il presidente della provincia di Cosenza, Biagio Faragalli.
«Quello che mi preme, intanto, è ringraziare Alessia Ricioppo – presidente dell’associazione Cerillae, ndr - , che è una vera brand ambassador di questa località, quello che fa bene alla Calabria: avere queste persone che portano una narrazione migliore, che fanno vedere un modello migliore di Calabria», ha esordito il presidente nel suo discorso.
Una Calabria migliore
«Perché una Calabria migliore c'è – ha proseguito Maduli – . Una Calabria migliore c'è, esiste, e noi abbiamo il dovere, da calabresi, di metterla in primo piano ogni giorno, non solo ad agosto, perché agosto sta per finire. Avremo settembre, ottobre, novembre: inizieranno dei mesi molto difficili per la stagione calabrese. Quindi quello che noi dobbiamo, possiamo e vogliamo fare è quello di essere dei calabresi migliori, per noi stessi e per la terra che rappresentiamo».
L’orgoglio di guidare il gruppo LaC
Maduli ha poi spostato l'attenzione sul ruolo dell'informazione e sull’editoria, rivendicando la scelta di sostenere chi quotidianamente è chiamato a raccontare ciò che accade in Calabria. E quando ha cominciato a parlare della sua creatura editoriale, il network LaC, la voce ha tradito emozione.
«La C non è Domenico Maduli. Io ho soltanto fatto in modo che LaC mettesse i piedi in questa terra nella forma in cui io l'ho sognata e l'ho voluta. Ma sono i nostri giornalisti, i tecnici, le persone che sono di fronte a me, che in questo momento mi stanno riprendendo, sono loro la colonna portante di quello che accade ogni giorno dentro questo ecosistema editoriale che percorre la Calabria».
Il coraggio di osare
«È molto difficile per me stare da questa parte – ha poi dichiarato poi – , perché non trovate molto spesso un editore che sta dalla parte di chi deve fare le cose, di chi deve raccontarle. L'editore sta dall'altra parte. L'editore è quello che antepone il loro messaggio a quello che poi deve essere ascoltato, che deve essere letto dagli utenti calabresi.
Quindi io, per la prima volta, mi sono messo da questa parte. L'ho voluto fare perché credo che la Calabria meriti, per la prima volta, trasparenza, coesione, sinergia e stare dalla stessa parte».
Autori di sé stessi
Il passaggio successivo riguarda quella che Maduli definisce una necessità di cambiare prospettiva nel modo di raccontare la regione e assicura che il compito dell’informazione, dal suo punto di vista, non è quello di “distruggere”, di criticare forzatamente anche quando della critica non ce n’è bisogno. Anche quando si parla di politica o di governo regionale.
«Siamo stanchi. Noi siamo quelli che siamo preposti a guardare la parte migliore». Perché oggi il nemico da combattere è un altro, l'intelligenza artificiale, insieme a una certa informazione che mette in discussione tutto il buon lavoro fatto. «C'è una contro-narrazione che bisogna combattere – ha spiegato -. E noi come la combattiamo? In maniera molto semplice: diventando autori di noi stessi».
Da qui l'appello a costruire direttamente il racconto della propria terra, attraverso esperienze, iniziative e comunità capaci di lasciare una traccia. «Noi dobbiamo disegnare un quadro di noi stessi che rappresenti il miglior autoritratto di questa terra. Organizzare “Calici sotto le stelle” è come scrivere il libro della propria città, della propria narrazione, in modo che nessuno domani mattina possa mettere in discussione quello che di buono è stato fatto. Quindi – ha poi concluso - vi lascio con un brindisi alla migliore Calabria».
L’altra faccia della Calabria
Quello del presidente Domenico Maduli è un messaggio che lega direttamente l’ormai storica manifestazione di Cirella al tema della narrazione territoriale: raccontare le eccellenze, dare visibilità alle esperienze positive e costruire, attraverso l'informazione e la partecipazione delle comunità, un'immagine della Calabria capace di andare oltre gli stereotipi e i pregiudizi.




