«È da poco trascorso il 25 novembre, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Ieri sera, 28 novembre, nella prestigiosa cornice "Don Carlo De Cardona" di Rende, su questo tema, si è svolto un convegno organizzato da Marisa De Rose per far dialogare le esperienze personali e lavorative di donne che, ogni giorno, in prima linea, affrontano storie toccanti legate alla violenza di genere: voci di medici, legali e psicologhe che guardano da vicino i volti delle vittime, ma anche dei carnefici; che ascoltano verità agghiaccianti; che provano a salvare sia chi cade nella spirale della violenza che chi ne rimane vittima» ha detto la professoressa Barbara Gagliardi.

«Dal tavolo dei lavori, l'appello a noi docenti affinché questo tema sia trattato nelle aule scolastiche.

Come insegnante di lettere classiche della scuola secondaria, sono intervenuta per andare ben oltre il cartellone o, peggio ancora, il lavoro in carta pesta; ho voluto superare anche l' inflazionato simbolo della panchina rossa e, sul tema della violenza di genere, ho ricordato che, gli abusi sulla donna, sono testimoniati, innanzitutto, dalla storia della letteratura e, prima ancora, nelle fonti materiali e iconografiche.

È noto il vaso attico a figure nere del VI secolo a.C., oggi conservato nel Museo del Louvre a Parigi, su cui è raffigurato il rapimento di Elena di Sparta ad opera di Teseo, il leggendario figlio di Egeo, re di Atene. Nella scena si allude ad una violenza carnale, alla sofferenza della giovanissima donna fino all'epilogo dell'intervento di Castore e Polluce, i due fratelli della principessa spartana, pari in bellezza alla dea Afrodite, che, affrontano, per lei, una strenua battaglia e riescono a riportare a casa, sana e salva, la giovane vittima.

I tragici greci Eschilo e Sofocle e, per la letteratura latina, Ovidio, raccontano che la sorella di Elena, Clitemnestra di Sparta, nei dieci anni della guerra di Troia, aveva governato da sola sul potente regno di Micene.

Quando Agamennone rientrò vittorioso, la umiliò presentandosi sul carro del trionfo con al suo fianco Cassandra, la giovane concubina, figlia di Priamo, re di Troia. Clitemnestra aveva subito violenza per anni da Agamennone: l' atride aveva ucciso il suo primo marito Tantalo e il loro figlio neonato, senza ancora un nome, e aveva sacrificato anche Ifigenia, una delle loro figlie, solo per ingraziarsi Artemide e far passare la bonaccia che stava impedendo alle truppe achee di approdare sulle rive del lido troiano.

Stanca degli abusi, Clitemnestra, la stessa notte del rientro di Agamennone dalla guerra di Troia, gli tese un agguato e lo uccise con un pugnale, ma, a distanza di anni, il loro unico figlio maschio, Oreste, fu costretto a vendicare l'assassino del padre, uccidendo, a sua volta, la madre. Solo qualche esempio per arrivare alla letteratura italiana con la Divina Commedia.

Dante Alighieri è un precursore del tema sulla violenza di genere e, nelle tre cantiche, dà voce a ben tre donne che denunciano la violenza subita: Francesca da Rimini nell'Inferno, Pia dei Tolomei nel Purgatorio, Piccarda Donati nel Paradiso che mostra e cita, come esempio, anche Costanza D'Altavilla "Quest'è la luce de la gran Costanza che del secondo vento di Soave generò 'l terzo e l'ultima possanza".

Le mie alunne, accompagnate dal suono sapiente di alcune note di clarinetto, sono intervenute nell'evento di ieri, drammatizzando proprio i versi delle tre cantiche della Divina Commedia, un modo maturo e consapevole per prendere coscienza di una realtà che racconta un filone doloroso e ancora sanguinante della storia dell'umanità».