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PRIMO PIANO – L’inchiesta su Rango, Foggetti e Lamanna partì dall’omicidio Messinetti

PRIMO PIANO – L’inchiesta su Rango, Foggetti e Lamanna partì dall’omicidio Messinetti

Da un omicidio non programmato cominciano i guai del presunto boss e dei suoi sodali. Ma due mesi prima fu ucciso Luca Bruni. L’informativa “Thurium” inquadra l’associazione mafiosa, grazie ad una cimice piazzata dalla Squadra Mobile nell’abitazione di Maurizio Rango

Dall’omicidio Luca Bruni al delitto Francesco Messinetti: la storia criminale del presunto clan “Rango-zingari” inizia con un fatto di sangue e raggiunge l’apice del potere mafioso dopo una morte che sicuramente non era stata programmata. A ricostruire il percorso dell’associazione per delinquere di stampo mafioso – secondo la Dda – sono gli atti dell’inchiesta “Nuova Famiglia-Doomsday”, indagini che hanno permesso di accertare – almeno alla luce della sentenza di primo grado – la presenza sul territorio di un gruppo criminale che ha imposto il pizzo attraverso minacce, atti intimidatori e violenze. E per evitare che la “pax mafiosa” andasse in fumo, l’ultimo boss dei “Bella bella” fu giustiziato il 3 gennaio del 2012 ad Orto Matera, frazione di Castrolibero, da Daniele Lamanna e Adolfo Foggetti. Ormai, visti gli ultimi pentimenti che riguardano proprio l’esecutore materiale, non ci sono più dubbi sulla dinamica dell’agguato anche se dovrà essere il processo, che si sta svolgendo in Corte d’Assise a Cosenza, a determinare la giusta pena per i collaboratori di giustizia Franco Bruzzese, ritenuto il mandante, e Daniele Lamanna.

foggetti lamanna foto2Quando cominciano i guai per Maurizio Rango e i suoi presunti sodali? È il 29 marzo del 2012 e nei pressi di via degli stadi, precisamente in piazza Thurium – da cui prende il nome l’informativa della terza sezione della Squadra Mobile di Cosenza che finirà sul tavolo del pubblico ministero antimafia Pierpaolo Bruni – un parcheggiatore abusivo viene pestato a sangue da alcuni soggetti e morirà qualche giorno dopo in ospedale a causa delle gravi lesioni subite. Le indagini sono affidate proprio agli agenti in servizio alla Questura di Cosenza e a coordinare il tutto è il pubblico ministero Antonio Bruno Tridico. I primi accertamenti investigativi portano l’inchiesta verso una direzione precisa: l’abitazione di Maurizio Rango. Il presunto boss è monitorato 24 ore al giorno: gli inquirenti decidono di piazzare una cimice dentro casa sua e in direzione del palazzo i poliziotti installano una telecamera che ha il compito di filmare coloro i quali entrano in quel portone. I risultati saranno eccellenti, perché oltre ad arrestarlo per l’omicidio Messinetti le forze dell’ordine scoprono di avere tra le mani un’indagine bollente. Dalle intercettazioni emerge il ruolo carismatico di Rango che riesce a tenere unito un gruppo di persone che già in passato avrebbe fatto parte del clan “Bruni”. Ma il punto di partenza – come diranno Adolfo Foggetti, Franco Bruzzese e Daniele Lamanna – è l’uccisione di Luca Bruni. Pochi giorni dopo la scomparsa del “Bella bella” Rango, il “Biondo” e Lamanna sono interrogati dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza ma ovviamente dalle loro dichiarazioni si capisce ben poco o quasi nulla. «Luca è un mio amico e forse si sarà allontanato con una donna», concorderanno i tre, rispondendo agli investigatori. Dall’altra parte la Squadra Mobile segue passo dopo passo i movimenti di Rango e i suoi amici, individuando anche chi dovrebbe stare dalla parte dello Stato e invece “flirta” con i delinquenti. informativa Thurium

Il dirigente Antonio Miglietta imposta l’informativa, partendo dal capitolo I: l’associazione per delinquere di stampo mafioso indagata. «La presente informativa intende evidenziare la costituzione di un nucleo stabile con carattere permanente operante nel centro e nell’hinterland cittadino, che sull’assunto di un avvenuto mutualismo tra più organismi in cui ognuno trae vantaggio, persegue i fini propri dell’associazione per delinquere di stampo mafioso. L’indagine in parola, condotta dalla 3ª sezione della Squadra Mobile della Questura di Cosenza – in completa sinergia e in un coeso quanto determinato sforzo con l’Ufficio della Procura della Repubblica di Cosenza – ha consentito di comprendere la metamorfosi evolutiva della criminalità organizzata cittadina, intervenuta a seguito delle esecuzioni di numerosi ordini di carcerazioni che hanno interessato personaggi legati agli ambienti criminali locali e allo stato di latitanza di alcuni soggetti a capo di consorterie delinquenziali. La commistione di più organismi, intesa quale insieme di elementi o strutture organizzate, vede coinvolte più persone le quali pur agendo, circostanziatamente, per un fine comune, mantengono le loro caratteristiche d’indipendenza. In tale contesto si inserisce l’organico indagato, promosso, diretto e organizzato da Rango Maurizio».

Il secondo capitolo tratta invece l’avvio delle indagini e il vincolo associativo: «Alla luce delle emergenze investigative intervenute a seguito della morte violenta di Messinetti Francesco, ad opera di Rango Maurizio+altri, si avvia un complesso intervento tecnico-investigativo finalizzato alle intercettazioni delle telefonate in arrivo e partenza delle utenze di base dell’autore del delitto beneficiario del regime degli arresti domiciliari e delle conversazioni tra presenti intervenute nella sua privata dimora. L’avviata attività intercettiva, oltre a consentire inconfutabilmente di delineare precisi profili di responsabilità penale di Rango Maurizio in ordine al reato di omicidio in concorso, evidenzierà il ruolo di assoluto spessore criminale rivestito dallo stesso nel costituito nucleo delinquenziale i cui membri, egemonizzandosi, formano un insieme organizzato che evidenziando precise dinamiche comportamentali perseguono i fini propri di un’associazione per delinquere. Permetterà, inoltre, di stabilire irrefutabilmente il concorso di reati determinati dalla condotta antigiuridica degli appartenenti al sodalizio criminoso». L’attività della terza sezione della Squadra Mobile consente di immortalare gli ingressi e le uscite, dall’11 gennaio del 2013 in poi, di Adolfo Foggetti e Daniele Lamanna da casa di Rango. I due oggi sono collaboratori di giustizia ma prima ancora appartenenti a un gruppo criminale. Un’immagine che vale più di mille parole. (a. a.)

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