Tutte 728×90
Tutte 728×90

“JOB CENTER” | La procura ricorre in Appello: ecco le motivazioni

“JOB CENTER” | La procura ricorre in Appello: ecco le motivazioni

Un’associazione a delinquere dedita al narcotraffico come un ufficio di collegamento finalizzato a pagare il lavoro dei pusher. Una città, quella di Cosenza, in cui l’unica cosa che non manca è il traffico di sostanze stupefacenti. Lo dimostrano tantissime inchieste: da “Rango-zingari” a “Mater”. 

Di recente, i giudici hanno fatto luce su “Job Center”, l’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dalla Squadra Mobile di Cosenza nei confronti di un gruppo che sarebbe stato gestito da Celestino Abbruzzese, Anna Palmieri e il collaboratore di giustizia Marco Paura.

Il pentito in abbreviato non è stato ritenuto attendibile per quanto riguarda il vincolo della collaborazione con la giustizia, mentre il tribunale di Cosenza in composizione collegiale ha trasmesso gli atti in procura per falsa testimonianza. 

Il processo svoltosi col rito ordinario ha registrato una condanna e due assoluzioni per l’accusa di narcotraffico. Sette anni sono stati inflitti ad Ester Mollo, moglie di Paura, mentre sono stati assolti Michele Branca e Francesco Gamba, condannati tuttavia per due singoli episodi di spaccio di droga.

Il giudizio di primo grado è stato caratterizzato dall’escussione dei pentiti Paura e Foggetti e dai numerosi agenti della Squadra Mobile che hanno partecipato fattivamente alle indagini. Sia in fase di pedinamento, e relative azioni di sequestro dello stupefacente in diretta, sia nel momento in cui sono state ascoltate tantissime intercettazioni ambientali e telefoniche che hanno permesso di individuare gli altri soggetti finiti all’epoca in carcere.

L’operazione “Job Center”, tuttavia, non è altro che la continuazione dell’inchiesta “Spada” condotta dalla procura di Cosenza e seguita passo dopo passo dalla Questura del capoluogo bruzio. I due procedimenti sono stati separati e ciò ha consentito di continuare l’attività investigativa ampliando il raggio d’azione, avendo contestato ai soggetti coinvolti nella seconda indagine per l’appunto il reato di narcotraffico.

La base operativa era Cosenza Vecchia, luogo in cui abitavano Marco Paura con la moglie. Il pentito nel corso del processo, a differenza di quanto dichiarato nei verbali resi alla Dda di Catanzaro nel momento stesso che ha deciso di “saltare il fosso”, ha spiegato che esistevano due gruppi: uno coordinato insieme a Celestino Abbruzzese e Anna Palmieri, un altro in cui i suoi “compari” utilizzavano altri pusher. Persone dedite allo spaccio di droga che venivano retribuite dai presunti capi. Da qui la denominazione “Job Center”.

I giudici (presidente Di Dedda, a latere Castiglione e Gallo) sono arrivati ad una sentenza di colpevolezza contro Ester Mollo, analizzando il contenuto delle intercettazioni e riscontrandolo con le dichiarazioni rese da Paura: «Il chiaro contenuto delle captazioni mostra per converso anche la falsità delle dichiarazioni di Paura sulla posizione della Mollo, ispirate dal suo risibile e scontato tentativo di tenerla fuori dal perimetro dell’accusa. Né si comprende per quale ragione poi Celestino Abruzzese avrebbe dovuto svolgere le riunioni del suo autonomo gruppo di cui Paura non faceva parte a casa del compare, rischiando così di rivelare e far circolare segreti e particolari sul suo autonomo canale di smercio».

Secondo il collegio giudicante di Cosenza, Paura ha reso false dichiarazioni anche quando ha parlato di quel “Michele”  identificato a suo dire in “Michele Aiello” ma secondo il tribunale di Cosenza il riferimento era proprio a Branca. «Tale affermazione è smentita dal fatto che quello stesso giorno in cui Paura pronuncia questa frase – puntualmente registrata dalla microspia – è quello in cui Branca Michele – e non Michele Aiello – viene osservato e poi fermato dalla p. s. con un cospicuo quantitativo di droga fornitogli dai soci di Paura, ossia Perri e Zicaro. E’ lo stesso giorno in cui Branca va poi a scusarsi della perdita dello stupefacente con gli altri capi dell’associazione ossia Celestino Abbruzzese e poi la moglie Palmieri Anna alla quale Branca mostra i fogli del sequestro».

Nel corso della discussione, l’avvocato Aurelio Sicilia – difensore di Branca – aveva evidenziato tutte le lacune investigative relative al suo assistito, richiamandosi anche al giudizio cautelare espresso dalla Cassazione, la quale aveva specificato come nel caso in questione non vi fossero elementi per poter configurare il reato di narcotraffico all’imputato.

Non è dello stesso avviso la pubblica accusa – rappresentata in udienza dal pm Domenico Assumma – che ha deciso di ricorrere in Appello contro le assoluzioni di Branca e Gamba. 

Nella sentenza, arrivata prima di quella emessa col rito abbreviato a Catanzaro, i giudici sono arrivati alla conclusione che facevano parte della presunta associazione per delinquere dedita al narcotraffico anche Gianluca Fortunato Esposito, Amos Zicaro e Giovanni Aloise che, come detto, sono stati giudicati (e condannati) dal tribunale di Catanzaro. (Antonio Alizzi)

Related posts

error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it