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CASO BERGAMINI | L’avvocato Anselmo: «Denis era vivo o morto prima di essere stato sovrastato dal camion?»

CASO BERGAMINI | L’avvocato Anselmo: «Denis era vivo o morto prima di essere stato sovrastato dal camion?»

Nella prima puntata abbiamo raccontato quello che i vari consulenti hanno prodotto nella seconda indagine del caso Bergamini, mentre oggi ci soffermiamo sulla richiesta di riapertura dell’inchiesta avanzata dagli avvocati Fabio Anselmo e Alessandra Pisa, rappresentanti legali della famiglia dell’ex calciatore del Cosenza.

Le nuove investigazioni di tipo scientifico, arrivate sulla scrivania del procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciola il 25 febbraio del 2016, hanno prodotto finora un primo risultato: l’istanza firmata dal magistrato e inviata alla sezione gip del tribunale del Pollino contiene quanto sostenuto dall’avvocato Anselmo e Donata Bergamini.

Il capo della procura ha deciso di farsi affiancare in questa nuova esperienza investigativa, sempre che il gip accolga la richiesta di riapertura del caso e relativa riesumazione del cadavere, dal medico legale Aldo Barbaro. La famiglia Bergamini chiede di chiarire «se al momento del sovrastamento del suo corpo da parte dell’automezzo egli fosse ancora vivo ovvero fosse già deceduto, circostanza quest’ultima che – come ben chiaro – da sola conferirebbe alla vicenda tutt’altra connotazione rispetto a quella descritta nel conclusivo provvedimento di archiviazione». Un dubbio che secondo i difensori Anselmo e Pisa continua ad essere il nocciolo della questione, tant’è vero che i due legali si domandano: «“Donato Bergamini, il giorno 18 novembre 1989, quando è stato sovrastato dal camion condotto dal Pisano, era vivo o era già morto? O era invece in limine vitae?”».

La famiglia Bergamini crede che Denis fosse già morto, tesi sostenuta nel primo dossier presentato dall’avvocato Eugenio Gallerani, ma giudicata in un altro modo dal gip Annamaria Grimaldi che ha concluso, affermando che «la notizia di reato è infondata». Sul punto, i legali sostengono che «è di lapalissiana evidenza, il fatto che – ove si potesse dimostrare che Donato Bergamini fosse già morto nel momento in cui il suo povero corpo veniva sovrastato dalla ruota del camion condotto dal Pisano – tutto il complesso investigativo acquisito dall’inchiesta avrebbe un peso specifico formidabile in chiave accusatoria nei confronti di quest’ultimo e della Internò». In quest’ottica vi sarebbero poi da superare tutte le testimonianze raccolte dal Nucleo Investigativo di Cosenza che dicono il contrario.

Tuttavia, Anselmo e Pisa affermano che «la possibilità di poter effettuare precise e consolidate indagini scientifiche è oggi concreta ed attuale». Indagini che potrebbero essere affidate al prof. Vittorio Fineschi, Direttore della Scuola Specializzazione di Medicina Legale dell’Università La Sapienza di Roma, particolarmente noto alle cronache giudiziarie italiane per aver espletato numerosissimi incarichi quale consulente d’ufficio per procure e organi giudicanti in casi giudiziari di assoluti complessità e rilievo. Ultimo tra tutti l’autopsia compiuta su incarico della Procura della Repubblica di Roma sul corpo del giovane Giulio Regeni.

Il modo per far venire fuori elementi investigativi, non rilevati nella prima autopsia fatta dal prof. Avuto, è quello di fare una Tac 3d attraverso la tecnica della Post-mortem Computed Tomography «la cui utilità nella visualizzazione delle lesioni ossee del cadavere è ampiamente riconosciuta a livello scientifico». Indagini che dovrebbero verificare la vitalità delle lesioni grazie anche allo stadio dei microRNA, «piccole molecole il cui studio porta a risultati estremamente significativi circa l’epoca di formazione di una lesione, consentendo di collocare il momento temporale in cui è venuta in essere, anche rispetto al momento della morte». (a. a.)

(2. continua)

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