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Riaperto il caso Bergamini, il cadavere sarà riesumato. Facciolla: «Seguiamo anche la pista della droga. La ‘ndrangheta? Può essere»

Riaperto il caso Bergamini, il cadavere sarà riesumato. Facciolla: «Seguiamo anche la pista della droga. La ‘ndrangheta? Può essere»

Il gip del tribunale di Castrovillari ha accolto la richiesta di riapertura delle indagini per la morte dell’ex calciatore del Cosenza Denis Bergamini, deceduto il 18 novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico. Rivelazioni sconcertanti da parte del capo della procura del Pollino. «Dopo il funerale, Padovano trovò le paste a casa della Internò».

Il procuratore capo di Castrovillari, una volta ricevuta la notifica per l’avvio delle nuove indagini, ha disposto la riesumazione del cadavere, inviando gli avvisi di garanzia a Isabella Internò, ex fidanzata della vittima, e Raffaele Pisano, colui il quale guidò all’epoca il camion della discordia.

La riesumazione dei resti sarà effettuata dinanzi alle parti processuali, che venerdì prossimo alle ore 12 nell’ufficio di Facciolla nomineranno i rispettivi consulenti di parte, il prossimo 2 maggio in provincia di Ferrara. Poi si procederà agli esami tecnici irripetibili.

Facciolla a Raisport ha dichiarato che «procederemo con la riesumazione del cadavere di Denis Bergamini perché vogliamo approfondire con le tecniche di cui oggi si dispone tutti i possibili aspetti di quello che non è un suicidio, non è ipotizzabile come un suicidio». Per Facciolla Bergamini sarebbe stato ucciso per «un mix di questioni sentimentali e di questioni legate ad altre tematiche. Il discorso droga è presente fin dai primi atti dell’indagine. La storia giudiziaria – afferma il magistrato al giornalista Nuccio De Simone – più o meno recente ci consegna Michele Padovano come un amico stretto di Bergamini. I due erano molto legati e avevano una conoscenza di rapporti e di situazioni diversa da quella di altri. Bergamini non era legato solo a Padovano ma anche ad altri, tra cui l’ex portiere Simoni e comunque c’erano anche altri soggetti».

La pista della droga, quindi, è al vaglio del inquirenti. «Le variabili ipotizzabili possono essere tante. Sembrerebbe una vicenda chiusa in un rapporto tra pochi soggetti che evidentemente hanno goduto di protezione». Per il procuratore capo «è stata creata una cortina fumogena per evitare che venisse fuori la verità». Nel corso dell’intervista, esce fuori l’argomento ‘ndrangheta. «Il coinvolgimento della mafia? Può essere», ma altri dettagli inquietanti vengono rivelati in seguito. «Il giorno del funerale sul pullman del Cosenza c’era anche la fidanzata di Bergamini con una busta che conteneva i vestiti del calciatore. Questa busta se la passarono, per un fatto affettivo, i calciatori. Poi però sparì. Gli abiti di Bergamini, infatti, non ci sono più. Subito dopo il funerale, inoltre, Padovano accompagnò la fidanzata di Bergamini a casa, fu invitato a salire con insistenza. Lui andò sopra e si trovò di fronte ad una festa. C’erano delle paste. Il giorno del funerale, quindi, stavano festeggiando…. E’ un omicidio in concorso». ha concluso Facciolla.

Nel primo decreto di archiviazione del fascicolo l’allora gip di Castrovillari Anna Maria Grimaldi, accogliendo le tesi dell’ex procuratore capo Franco Giacomantonio e del pubblico ministero Maria Grazia Anastasia, escluse che si trattò di un omicidio, facendo emergere che probabilmente non poteva essere condivisa neanche l’ipotesi del suicidio.

Il caso Bergamini dunque riparte. Staremo a vedere quali nuovi elementi saranno individuati da chi indaga per superare gli indizi già raccolti dal 2011 in poi dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza. (Antonio Alizzi)

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