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Bloccò la rotativa per “L’Ora della Calabria”, assolto Umberto De Rose

Bloccò la rotativa per “L’Ora della Calabria”, assolto Umberto De Rose

Si è concluso questa mattina il processo di primo grado sul caso dell’Ora della Calabria, il giornale regionale diretto all’epoca dal giornalista Luciano Regolo, che tra la notte del 18 e 19 febbraio del 2014 non venne stampato perché conteneva una notizia di un’indagine a carico del figlio del senatore del Nuovo Centrodestra, Antonio Gentile, poi prosciolto da ogni accusa con un provvedimento di archiviazione.

Il processo, durato diversi anni, vedeva come imputato l’imprenditore Umberto De Rose, titolare della nota tipografia situata a Montalto Uffugo, nei pressi dello svincolo autostradale Montalto-Rose. All’epoca, De Rose – accusato di tentata violenza privata – avrebbe simulato un guasto alla rotativa pur di non mandare in edicola quella prima pagina.

Nel corso della giornata, risultano agli atti del processo, ci furono contatti diretti e indiretti tra la famiglia Citrigno, editori del giornale, lo stampatore De Rose e la famiglia Gentile. Tuttavia, fino all’una di notte del 19 febbraio 2014 i tentativi di far bloccare la notizia proseguirono e culminarono con la famosa telefonata, diventata un cult su YouTube, tra Alfredo Citrigno e Umberto De Rose, durante la quale avrebbe minacciato il giovane editore che se non avesse fermato il suo direttore, ci sarebbero state conseguenze giudiziarie per la sua famiglia, impegnata nel campo della sanità privata.

Oggi, quindi, si è svolta la requisitoria del pubblico ministero Domenico Frascino che ha invocato una sentenza di assoluzione per De Rose, ritenendo non consumato il reato di tentata violenza privata in quanto l’imprenditore sotto processo non aveva minacciato la famiglia Citrigno, perché l’interesse nel non far uscire la notizia – che coincideva con le nomine a sottosegretario del governo Renzi – era esclusivamente della famiglia Gentile. Posizione, nel procedimento penale in questione, archiviata a pochi mesi dai fatti.

Secondo il pm, i fatti sono andati realmente come raccontati nel corso del processo, ma a livello giuridico non ci sono responsabilità penali da ascrivere a De Rose.

Subito dopo è toccata alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Bruno in difesa di Luciano Regolo, che si è associata alla richieste della procura di Cosenza, mettendo quindi in discussione tutto ciò che era stato scritto negli anni. Come se ci fosse stato un passo indietro, dopo una lunga e impegnativa campagna per la libertà di stampa che aveva visto sempre in prima linea Regolo insieme al sindacato della Calabria.

La difesa di Umberto De Rose, assistito dall’avvocato Franco Sammarco, ha apprezzato la richiesta della procura e al termine della Camera di Consiglio, il giudice monocratico Manuela Gallo ha assolto l’imprenditore con la formula più ampia, perché «il fatto non sussiste». (Antonio Alizzi)

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