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Test rapidi in ogni Comune per un’estate in Calabria senza paura

Grazie ai test rapidi è spuntato un caso a Cosenza, perché non creare postazioni fisse in ogni Comune?

La fase 3 sta spazzando via gli ultimi muri, anche psicologici, della quarantena. Si esce, si passeggia, niente più code ai supermercati, lievito fresco e farina tra gli scaffali. La paura sta svanendo insieme alle mascherine.

In Calabria l’assenza di focolai ci ha quasi convinto che tutto questo sia stato solo un brutto sogno ormai lontanissimo. Non è così.

L’incubo ancora in Lombardia e il focolaio di Roma

A parlare sono i numeri della sempre preoccupante Lombardia. In un giorno, ieri, il bollettino ha registrato un’impennata spaventosa. Da 84 a 804 casi nell’arco di 24 ore. «Qualcosa non sta funzionando» ha detto il vice segretario del Pd Andrea Orlando intervenendo all’assemblea Dems.

E oggi anche Roma ha qualche grattacapo in più. Il nuovo focolaio arde tra i muri dell’ospedale San Raffaele dove sono risultate positive 31 persone, di cui 9 dipendenti, 2 esterni familiari di operatori sanitari e 20 pazienti di cui 18 già trasferiti e 2 in trasferimento, mentre un degente, con diverse patologie alle spalle, è morto dopo essere risultato positivo al tampone. Immediatamente l’ospedale è stato blindato.

L’Iss: l’emergenza non è finita, cluster attivi

Sembra la prefazione di un incubo già vissuto. L’Iss in poche parole ha freddato gli animi di chi era con la testa già alle vacanze: «In quasi tutta la Penisola, sono documentati focolai di trasmissione attivi. Tale riscontro, che in gran parte è dovuto alla intensa attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti, evidenzia tuttavia come l’epidemia in Italia di Covid-19 non sia conclusa». Non conclusa. Dati alla mano.

In Calabria si pensa al turismo

Intanto dal 3 giugno i confini si sono aperti. Anche in Calabria, dove la preoccupazione è se il turismo subirà contraccolpi o no e se qualcuno raccoglierà l’invito a cena del governatore Santelli per mettere su qualche chilo. In una regione che si ciba di mare e montagne, il rischio di una flessione del settore è uno spauracchio insopportabile, peggio del virus.

Siamo tra la cosiddetta incudine e il martello. Puntare sul: “Qui va tutto alla grande”, oppure rischiare di spaventare i potenziali clienti dei resort dicendo “finora tutto bene, ma siamo all’erta”.

La soluzione “tampone” dei test rapidi

L’unica soluzione per stare un po’ più tranquilli, è testare e farlo a tappeto. Sull’affaire test sierologici e test rapidi la confusione regna sovrana. Cotticelli, il commissario straordinario, aveva espresso perplessità tanto da vietare ai laboratori privati di effettuarli.

Qualcuno direbbe: però sono meglio di niente. Ieri a Cosenza è spuntato un positivo, pare asintomatico, in una città che non segnalava casi da parecchio tempo. Gli operatori dell’Adis hanno ripetuto il test per tre volte e poi il soggetto è finito, dritto dritto, a fare il tampone.

La gente oggi si chiede: e se non avesse fatto il test cosa sarebbe capitato? Nel frattempo chi si è infettato? I contagiati guariranno da soli? E soprattutto: ce ne sono altri? Ed ecco il punto.

Da pochi giorni niente quarantena a chi arriva da fuori. Solo l’obbligo di una segnalazione. Diciamo che ci si affida al buonsenso e alla linea internet ma non agli screening. Purtroppo abbiamo saggiato sulla nostra pelle gli effetti di uno screening intensivo (il caso dei tamponi congelati per giorni, laboratori in overbooking, provette spedite a Napoli eccetera). Non siamo pronti a chiedere a tutti quelli che arrivano: prima il tampone.

Uno perché non li abbiamo, due perché non ci sono laboratori sufficienti, tre perché non ci sono reagenti, quattro perché non c’è un sistema di comunicazione efficiente (moltissimi hanno saputo l’esito a distanza di settimane). Per tutti questi motivi testare con i tamponi è impossibile.

Postazioni screening fisse per l’estate?

Allora l’unica strada sono proprio i test rapidi con tutti limiti che portano. Farli gratis in tutte le piazze per tutta l’estate. Se è vero che un test non segnala i contagi recenti, allora che si ripetano ogni due settimane, o tre in modo da allungare il range. Una postazione fissa a Comune renderebbe tutti più tranquilli. Potrebbe essere una soluzione, neanche a dirlo, tampone.

Indebolito o no? Il caos dei virologi

Eppure il virus è ancora in cammino. I sempre più mediatici specialisti litigano sui temi caldi: il Covid-19 si è indebolito sì o no? È mutato 2mila volte e nel passaggio da sistema immunitario a sistema immunitario ha abbassato le ali? Siamo noi ad averlo lasciato fuori dalle nostre porte? È sensibile al caldo (ditelo al Brasile)? La sua kryptonite è l’aria aperta? La sua morte è il plexiglass?

La disastrosa comunicazione di questi ultimi mesi, messa in atto da ogni singolo specialista di ogni singolo studio del Paese, ha creato solo tifoserie: da un lato quelli che volevano credere che fosse tutto finito o quasi (con tutti leader del movimento-virologia-ottimista), dall’altro gli scettici, gli impauriti, i cauti. Tutti hanno ragione, nessuno ha ragione. Non ci sono profeti né medici più intuitivi di altri.

In questa storia del Coronavirus non c’è alcun Dottor House che alla fine capisce che la soluzione era a portata di mano. Si procede a tentoni, sfidando la fortuna. A proposito di fortuna, meglio tenersela vicino di questi tempi di fase 3, perché a quanto pare, dai dati di ieri, rischia di mollare le ancore anzitempo.

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Alessia Principe

Alessia Principe è una giornalista professionista. Nata a Cosenza, si è laureata in Giurisprudenza all’Università degli studi di Messina. Durante gli studi, ha iniziato a lavorare come cronista per il quotidiano Edizione della Sera, occupandosi di cronaca. Subito dopo la laurea è diventata parte della redazione del quotidiano regionale Calabria Ora occupandosi delle pagine di spettacoli e cultura. Con la nomina di Piero Sansonetti come direttore de L’Ora della Calabria, ha ricoperto il ruolo di responsabile del settore Spettacoli e Cultura dell'inserto “Macondo”. Nel 2014, è stata responsabile per la Calabria delle pagine di Cultura del quotidiano Il Garantista. Nel 2016 la sua mostra video-fotografica “Stati Uniti della Sila”, è stata esposta a Palazzo Arnone, prima personale realizzata interamente con smartphone a essere ospitata da una galleria nazionale in Italia. Nel 2018 ha pubblicato “Tre volte”, il suo primo romanzo per i tipi di Bookabook. Scrive di cinema per il blog dell’Huffington Post e racconti per riviste letterarie. Ha partecipato alla stesura della sceneggiatura del documentario “Il sogno di Jacob” ispirato alla vita di Nik Spatari e alla nascita del Musaba.

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