domenica,Maggio 29 2022

Mirabelli, un tuffo a Cosenza: «Guarascio, Occhiuzzi e un pubblico da A. Penso che…»

Due promozioni consecutive in riva al Crati, ma più che altro un’era che porta il suo nome. Poi un’ascesa continua fino alla scrivania di direttore sportivo del Milan lasciata due estati fa. Per una strada di successo citofonare Massimiliano Mirabelli, l’uomo che scoprì Mimmo Toscano e non solo. Fra i suoi più fidi scudieri c’è anche Roberto Occhiuzzi, che oggi siede

Mirabelli, un tuffo a Cosenza: «Guarascio, Occhiuzzi e un pubblico da A. Penso che…»

Due promozioni consecutive in riva al Crati, ma più che altro un’era che porta il suo nome. Poi un’ascesa continua fino alla scrivania di direttore sportivo del Milan lasciata due estati fa. Per una strada di successo citofonare Massimiliano Mirabelli, l’uomo che scoprì Mimmo Toscano e non solo. Fra i suoi più fidi scudieri c’è anche Roberto Occhiuzzi, che oggi siede sulla panchina del Cosenza per provare un’impresa disperata. Vale a dire salvare quegli stessi Lupi che, negli anni di coda del decennio scorso, riportò nel calcio professionistico dopo l’inferno del post-2003. In esclusiva per CosenzaChannel Big Max accetta di parlare dell’attuale momento dei rossoblù dopo essersi goduto il trionfo di Gennaro Gattuso in Coppa Italia. Fu nuovamente Mirabelli a puntare sul tecnico del Napoli e riportarlo a Milanello vincendo una scommessa azzardata.

Mirabelli, è stato lei per primo a lanciare Roberto Occhiuzzi. Lo ha sentito di recente? Cosa sente di suggerirgli nel nuovo ruolo di allenatore?

«Non mi permetto di dare suggerimenti a Roberto, che conosco da una vita. Lui era meticoloso già quando giocava, è quel tipo di persona che ama fare per bene ogni cosa. Ho seguito la sua esperienza nel settore giovanile, tutti ne parlavano meravigliosamente: adesso ha una grande chance, sono certo che non la sprecherà. Occhiuzzi ha delle conoscenze che ha sempre messo a disposizione in qualunque ruolo: da secondo, da collaboratore tecnico, da allenatore delle giovanili… L’ho sentito un po’ di tempo fa e gli ho fatto un grosso in bocca al lupo. Vi rivelo una cosa: già nei giorni del lockdown, quando nessuno sperava nella ripartenza, lui stava studiando e stava lavorando per arrivare pronto a un eventuale ripresa…».

Non solo Occhiuzzi, lei ha lanciato anche Mimmo Toscano. A Reggio ha vinto un altro campionato…

«Mimmo è bravo, ha vinto già molti tornei di Serie C e riportato piazze importanti dove meritavano di stare. Ora, però, deve consolidarsi su categorie diverse per emergere come volto importante di un calcio di livello. Ha tutte le possibilità per farlo, perché è un ragazzo che pensa al calcio ventiquattr’ore al giorno. Proprio come Occhiuzzi».

Con Toscano ci fu la doppia promozione. Il suo Cosenza improntò tutto sulla simbiosi perfetta con la tifoseria. Nonostante la Serie B, però, Guarascio è aspramente criticato dalla piazza. Che idea si è fatto?

«Noi eravamo veramente in simbiosi con la piazza. Il socio più importante in quell’epoca furono i tifosi: ci seguivano veramente ovunque. Per farle capire i numeri, le dico che quando c’erano 7mila persone allo stadio ci lamentavamo… Fummo noi a mettere i tornelli al San Vito per stare al passo con le nuove norme: non potevamo pensare di avere una capienza di 9mila persone, non ce l’avremmo mai fatta. Penso di aver visto tante gare in tutto il mondo, ma quello che ho visto a Cosenza…».

Mirabelli, ha mai immaginato i Lupi in Serie A?

«Credo che se un giorno mai i rossoblù dovessero andare in Serie A, allora sì che il “Marulla” diverrebbe troppo piccolo. Cosa gli manca? C’è tutto per la massima serie, ma mancano dei dirigenti e dei presidenti che siano della città. Il bilancio della gestione Guarascio è certamente positivo, visto che ha riportato la squadra in Serie B pur non essendo nato a Cosenza, ma credo che, qualora dovesse arrivare un tifoso facoltoso alla scrivania principale di via degli Stadi, potrebbe arrivare anche il grande salto».

Ragioniamo per assurdo e che Guarascio le dica di tornare a Cosenza a fare il dg. Accetterebbe la Serie B nonostante la sua sia una posizione molto diversa oggi?

«Ti rispondo così: il mio tempo a Cosenza era quello che è ormai trascorso. Non posso dire nulla di male né sui tifosi né sulla città, è stata un’esperienza bellissima, ma appartiene al passato. Ad oggi la vedo un’operazione piuttosto complicata. Certo, nel calcio mai dire mai».

Restiamo sul tema Cosenza Calcio: come ha lavorato Trinchera? Molti suoi colleghi sostengono che l’organico non sia per nulla negativo e che finora il rendimento sia stato completamente sotto le aspettative.

«Io partirei da un presupposto, cioè che Stefano Trinchera è un ottimo direttore sportivo. Detto questo, per me ha lavorato davvero ben: bisogna rendersi conto che ha portato la squadra in Serie B ed ha ottenuto una salvezza con pochissime risorse economiche. Ecco, un ds che fa un lavoro del genere e non viene apprezzato è un peccato. Ripeto, operare con pochi mezzi non è assolutamente facile. E poi Trinchera è uno sveglio: ogni anno ci incrociamo al calciomercato, si tratta di un operatore attento, scrupoloso, che si danna l’anima per la squadra per la quale lavora. L’ho visto all’opera spesso da quando è a Cosenza».

In una sua vecchia intervista a Calabria Ora, a cavallo delle esperienze tra Inter e Sunderland, indicò Aubameyang come futuro crack quando nessuno lo conosceva. Oggi che nome fa Mirabelli?

«Mamma mia, all’epoca me n’ero innamorato perdutamente (ride, ndr)… Andavo a vederlo giocare praticamente ogni quindici giorni, lui era al St. Etienne ed era uno scarto del Milan, che se n’era privato in giovane età. Proprio in quel periodo lì feci di tutto per portarlo all’Inter, doveva fare il grande salto: poi purtroppo non se ne fece nulla. Oggi, invece, piuttosto che lavorare su un potenziale crack preferirei elogiare un calciatore del quale si parla tanto, ma non abbastanza: credo che Tonali sia davvero un giocatore fuori dal comune, per essere un 2000. Secondo me non ci si è ancora resi conto a pieno delle sue potenzialità, che sono davvero enormi». (Francesco La Luna)

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