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«All’Asp di Cosenza logiche clientelari e interessi personali» | INDAGATO COTTICELLI | LE MISURE CAUTELARI | IL «SISTEMA COSENZA»

Pesanti le motivazioni con le quali il gip di Cosenza, Manuela Gallo condivide l'indagine della procura contro l'Asp di Cosenza.

«All’Asp di Cosenza logiche clientelari e interessi personali» | <strong><u><a href="https://www.cosenzachannel.it/2021/02/05/sistema-cosenza-indagati-il-generale-saverio-cotticelli-e-massimo-scura/"> INDAGATO COTTICELLI </a></u></strong> | <strong><u><a href="https://www.cosenzachannel.it/2021/02/05/sistema-cosenza-ecco-gli-indagati-nel-mirino-il-bilancio-dellasp/"> LE MISURE CAUTELARI </a></u></strong> | <strong><u><a href="https://www.cosenzachannel.it/2021/02/05/cosi-la-procura-di-cosenza-ha-scoperchiato-il-sistema-dellasp/"> IL «SISTEMA COSENZA» </a></u></strong>

La procura della Repubblica di Cosenza aveva chiesto gli arresti domiciliari con divieto di dimora in Calabria per l’ex dg dell’Asp di Cosenza, Raffaele Mauro e per i dirigenti Luigi Bruno e Francesco Giudiceandrea. Mentre, per i dirigenti Giovanni Lauricella (direttore UOC Affari e contenzioso), Remigio Magnelli (direttore UOC Risorse umane) e per la dipendente del ruolo amministrativo, Maria Marano, la procura di Cosenza aveva invocato la misura cautelare degli arresti domiciliari.

E’ quanto si evince dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Cosenza, Manuela Gallo che ha valutato gli elementi indiziari a carico dei soggetti indagati, ritenendo congrua la misura cautelare del divieto di dimora in Calabria per Mauro, Bruno e Giudiceandrea e quella del divieto di dimora a Cosenza per Lauricella, Magnelli e Marano. 

Cosa scrive il gip

L’inchiesta “Sistema Cosenza” si divide in due parti. «Nella prima vengono esaminate diverse delibere del direttore generale dai contenuti descrittivi non veridici perché chiaramente in contrasto con dati oggettivi peraltro emergenti inequivocamente da altra documentazione in possesso della stessa Asp« scrive il gip Gallo «e noti agli indagati, nonché delibere di conferimento di incarichi dirigenziali e di assunzione a tempo indeterminato di dirigenti, di collocamento in aspettativa adottate in palese violazione della disciplina di settore e produttive di ingiusti vantaggi patrimoniali ai loro destinatari». 

«Nella seconda parte, invece, l’attenzione è posta sul complesso procedimento che ha condotto all’adozione dei bilanci degli esercizi 2015, 2016 e 2017 dell’Asp di Cosenza – sottoposta com’è noto a piano di rientro dal disavanzo sanitario – disvelando sotto diversi profili l’inserimento e l’approvazione di contenuti “descrittivi” e “valutativi” ideologicamente falsi mediante i quali si è rappresentata consapevolmente una situazione finanziaria e patrimoniale dell’azienda ben meno grave di quella reale, così consentendo al sistema di perpetuarsi restando sostanzialmente inalterato nei suoi meccanismi di funzionamento profondamente viziati ed impedendo di fatto quel cambiamento che il commissariamento doveva perseguire». 

Il caso di Maria Marano

Tra le nomine contestate a Mauro, oltre alla Ariani, c’è anche quella di Maria Marano che, secondo l’accusa, non aveva i titoli per assumere l’incarico di “responsabile dell’UOS Protesica”, essendo inquadrata come collaboratore amministrativo. Per il gip di Cosenza, Manuela Gallo «si tratta di una falsa attestazione che non appare fine a sé stessa, ma funzionale ad attribuire alla Marano rilevantissimi poteri di gestione in un settore nevralgico nel quale viene movimentato molto denaro pubblico e – chiaramente – sotto il controllo dei vertici del management aziendale». Il caso della Marano, la cui nomina successivamente è stata contestata dall’Asp, è finita in tribunale. Il tira e molla si protrae fin quando Luigi Bruno chiede il “nulla osta” alla struttura commissariale dell’epoca che in realtà arriva una risposta che porta il discorso su un binario ben diverso da quello prospettato.

Mauro si mette in ferie

Raffaele Mauro “annusa” il pericolo e decide di non firmare alcuna delibera, mettendosi in ferie. Ritiene che una recente Finanziaria, relativa al 2014, affermava come le graduatorie fossero legittime solo dal 2014 in poi, mentre quella a cui faceva riferimento la Marano era prima del 2013. Mauro, parlando al telefono sia con Lauricella e con l’ex braccio destro di Mario Oliverio, l’onorevole Franco Piacenza, ribadisce la sua posizione. «L’assunzione di personale all’interno dell’Asp, in particolare modo per la copertura di posti di rilievo, non era orientata al rispetto della legge ed al perseguimento del pubblico interesse, ma piuttosto guidata da logiche clientelari, interessi personali ed in definitiva dalla necessità di mantenere complessi equilibri interni e posizioni di potere acquisite». Le altre nomine contestate riguardano quella di Giovanna Borromeo e Cesira Ariani, per le quali la procura di Cosenza ritiene configurata l’ipotesi di reato dell’abuso d’ufficio, avendo procurato un ingiusto vantaggio alle due donne.

In un altro caso, invece, l’abuso d’ufficio viene segnalato nella vicenda giudiziaria che colpisce anche Gennaro Sosto, manager della sanità pubblica, all’epoca dei fatti contestati direttore generale dell’azienda sanitari regionale del Molise. La procura accusa Lauricella, Mauro e Magnelli di aver acconsentito al collocamento in aspettativa, ritenuto illegittimo, proprio dell’ingegnere Sosto, con delibera n. 65 del 7 febbraio del 2019. Per il gip Gallo, gli indagati hanno «macroscopicamente» violato la legge, in quanto «la nomina» di Sosto «quale direttore generale dell’Azienda sanitaria regionale del Molise è precedente rispetto all’instaurazione del rapporto di lavoro con l’Asp di Cosenza».

Gli altri indagati

Nel registro degli indagati sono finiti anche Antonio Scalzo, Carmela Cortese, Fabiola Rizzuto, Elio Pasquale Bozzo, Alfonso Luzzi, Aurora De Ciancio, Nicola Mastrota, Bruno Zito, Vincenzo Ferrari e, come anticipato da Cosenza Channel, Massimo Scura, il generale Saverio Cotticelli, e l’ex dg del Dipartimento Salute della Regione Calabria, Antonio Belcastro.

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