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LA VIDEO INTERVISTA INTEGRALE
Lui aveva un sogno. E l’ha realizzato. Il sogno di un ragazzo che ascoltava musica, raccoglieva qualche lira per finanziare le feste con gli amici durante l’estate e che poi dietro alla consolle c’è finito per davvero. Franco Siciliano, poteva essere un nome molto più complicato, invece è rimasto com’era. E anche lui, quarant’anni dopo l’inizio di tutto, di una carriera con le cuffie agganciate tra omero e orecchio, dice di non essere cambiato. «Se mi chiedete di andare così, su due piedi, a Napoli a prendere il caffè, come facevamo un tempo, io dico sì, andiamo, subito».
Dall’Akropolis alle estati de La Vecchia Fattoria
Se vedevi il suo nome scritto sull’invito era di sicuro una serata giusta. «All’epoca c’era la musica vera, suonata con gli strumenti vera, non era tutta roba fatta al computer. Infatti i pezzi più belli sono quelli datati. Capita, di tanto in tanto, di organizzare delle serate a tema vintage, fanno sempre il pienone. Le persone hanno nostalgia di quegli anni, di quei ritmi. Adesso è tutto cambiato, la gente, il sound, l’atmosfera. Non c’è più quella magia, quella specie di corrente che ci univa tutti. I dj erano delle figure mitiche, adesso i ragazzi se ne stanno in consolle con la bottiglia vicino, s’atteggiano e vogliono arrivare subito. S’è perso, s’è perso l’incantesimo». I ricordi invece non si sono persi per strada. Franco rievoca le lunghissime stagioni che cominciavano a giugno e finivano a settembre. Akropolis, Soho, La Vecchia Fattoria. E poi qualche incursione all’estero, l’amicizia con i grandi come Bob Sinclair, Gigi D’Agostino e Claudio Coccoluto. «Lui, Claudio, era geniale. Quando è morto ho sofferto, era geniale, l’unico che secondo me è riuscito a valicare davvero i confini nazionale. È stato il papà della house music».

Tanti i personaggi che andavano alle sue feste, che facevano a fila volentieri per entrare, ballare, sentirlo animare la notte. «Uno fra tutti Roberto, Roberto Occhiuto. Lui era sempre presente alle mie serate». Di cose strane gliene sono capitate: «Beh, una in particolare me la ricordo molto bene. Diciamo che ho realizzato una mia fantasia mentre mixavo…». Poi è arrivato il declino musicale, le tendenze sono cambiate, le persone sono cambiate. E infine il Covid. «Ci ha rovinato economicamente in modo devastante». Il virus ha fatto spuntare l’alba su una notte molto lunga ma non per questo buia.