domenica,Giugno 23 2024

Cosenza, chieste due condanne per la morte di Giampiero Tarasi

In aula il caso dello sfortunato motociclista schiantatosi contro le barriere in cemento posizionate nel centro storico, altri cinque rischiano il processo

Cosenza, chieste due condanne per la morte di Giampiero Tarasi

Due condanne a otto mesi di pena e cinque rinvii a giudizio. Sono le richieste formulate oggi dalla Procura a carico dei sette imputati per la morte di Giampiero Tarasi, il motociclista schiantatosi contro le barriere new jersey di corso Vittorio Emanuele II il 13 marzo del 2021. Quella sera, l’uomo percorreva la strada che collega Portapiana a via Morelli e tira dritto verso il ponte di Mancini, ma nel tratto in discesa si è trovato davanti il blocco di barriere in cemento che impedivano il transito di veicoli e moto. L’impatto con quell’ostacolo non gli ha lasciato scampo.

Un anno dopo, per quei fatti, si sono trovati a giudizio cinque dirigenti del Comune di Cosenza e due imprenditori. Del primo gruppo fanno parte Antonella Rino, all’epoca responsabile del settore Protezione civile ed Ettore Tucci in qualità di responsabile unico del procedimento, unitamente ad altri tre colleghi d’ufficio alternatisi nel tempo alla guida della polizia municipale (Giuseppe Bruno, Agostino Rosselli e Alessia Loise). Ai loro, la Procura contesta a vario titolo di non aver provveduto a mettere in sicurezza la strada, chiusa a dicembre del 2019 a seguito di una caduta di massi. L’incidente, infatti, si è verificato in un tratto buio e del tutto privo di segnaletica.  

Gli imprenditori coinvolti invece sono i fratelli Robertino e Pasquale Perri, titolari della ditta incaricata di eseguire i lavori di somma urgenza e in quanto tali responsabili del cantiere. Sul banco degli imputati, va da sé, ci sono le famigerate barriere “new jersey” che, posizionate in modo trasversale sul corso si sono trasformate in un ostacolo insuperabile e micidiale per il povero Tarasi. Proprio questo tema è oggetto oggi in aula delle dichiarazioni spontanee della Rino che si è chiamata fuori da ogni responsabilità. Quelle barriere, sostiene, lei aveva dato ordine di posizionarle a protezione del parapetto danneggiato dalla frana, dunque in modo longitudinale e non perpendicolare.

Proprio la donna è l’imputata per la quale è stata avanzata richiesta di condanna unitamente a Rosselli, anche lui interprete oggi di argomentazioni autodifensive a margine dell’udienza. In aula si sono fin qui succedute le arringhe degli avvocati Sergio Calabrese, Nicola Rendace, Riccardo Panno, Valentina Spizzirri, Giancarlo Gentile, Fabrizio Loizzo ed Egidio Tucci. I lavori riprenderanno martedì 21 febbraio 2023 con l’ultima discussione in programma, quella dell’avvocato Ornella Nucci, e dopo eventuali repliche del pm Bianca Battini, sarà già tempo di primi verdetti.

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