lunedì,Giugno 17 2024

Cosenza, confessioni su omicidi per salvare Patitucci: guai per Bruni e Ruà

Sono indagati per favoreggiamento mafioso, avrebbero tentato di scagionare l'amico sotto processo per il duplice delitto Lenti-Gigliotti

Cosenza, confessioni su omicidi per salvare Patitucci: guai per Bruni e Ruà

Avrebbero reso false dichiarazioni in aula per scagionare Francesco Patitucci in quel momento alla sbarra per gli omicidi di Marcello Gigliotti e Francesco Lenti. È la nuova accusa dalla quale presto saranno chiamati a difendersi Gianfranco Ruà e Gianfranco Bruni, esponenti della vecchia guardia criminale bruzia ed entrambi già ergastolani. Per loro, la Dda ha confezionato un capo d’imputazione aggiuntivo nell’ambito dell’inchiesta antimafia sulle cosche di Cosenza approdata poche ore fa alla chiusura delle indagini preliminari. Entrambi sono chiamati a rispondere di favoreggiamento personale aggravato dalle finalità mafiose.

L’antefatto è noto. A ottobre del 2020, Francesco Patitucci è sotto processo per un duplice omicidio risalente al febbraio del 1986. A quel tempo, Lenti e Gigliotti sono due rapinatori in quota al clan Pino-Sena. Autonomi e irregolari, arrivano al punto di inimicarsi i loro stessi compagni d’arme, tant’è che quest’ultimi decidono di eliminarli. Diversi pentiti ricostruiscono le fasi macabre della loro esecuzione: l’invito a casa di Patitucci per mangiare frittole (un tranello), la decapitazione di Lenti, le torture inflitte all’altra vittima con i loro corpi caricati poi su un’auto e abbandonati tra i monti di Falconara Albanese. Per quei fatti, finiscono sotto processo Bruni, Ruà e Patitucci. I primi due scelgono l’abbreviato e incassano trent’anni di condanna, l’altro imputato opta per il giudizio in Corte d’assise. Durante il dibattimento, si registra il colpo di scena.

Sia Bruni e Ruà, infatti, chiedono di rilasciare dichiarazioni spontanee con cui si assumono la responsabilità di quel crimine. Sostengono di aver fatto tutto loro in società con il defunto Demetrio Amendola, ma escludono il coinvolgimento di Patitucci. A loro dire, infatti, Lenti e Gigliotti furono uccisi nel luogo di ritrovamento dei corpi, senza mai passare dall’abitazione dell’amico. Il processo fa registrare anche un confronto all’americana tra Ruà e Franco Pino, depositario di una verità diversa, ma anche lui sotto accusa nelle vesti di mandante. In aula, il suo ex delfino conferma: fu lui a ordinarci di ucciderli, ma Patitucci non c’entra. A seguito delle confessioni, i due Gianfranco ottengono uno sconto di pena in Appello (da trenta e vent’anni di carcere), ma nel frattempo, il processo a carico di Patitucci si conclude nel modo peggiore per l’imputato: ergastolo.          

La Corte, infatti, non ritiene credibili le loro dichiarazioni e questo comporta un effetto a catena anche sul processo che li riguarda. La Cassazione annulla le precedenti condanne “miti” e dispone la celebrazione di un nuovo appello. Il risultato è un altro ergastolo che piove sulla testa di entrambi. Ai provvedimenti giudiziari fa seguito ora il redde rationem per quelle confessioni che gli inquirenti ritengono false, «funzionali a eludere le investigazioni su Patitucci e a preservarne la condizione di libertà». Dalla morte violenta di Lenti e Gigliotti sono trascorsi ormai trentasette anni, ma i loro fantasmi continuano a non avere pace. E a tormentare i vivi.