venerdì,Marzo 1 2024

Rende, un evento nel mirino della ‘ndrangheta: le accuse a Porcaro

Il pentito Danilo Turboli parla dei presunti rapporti illeciti tra un'agenzia di sicurezza e il suo "ex" amico. «Roberto gestiva di fatto la loro società di security stabilendo quante persone dovessero essere assunte e chi dovesse essere assunto come buttafuori»

Rende, un evento nel mirino della ‘ndrangheta: le accuse a Porcaro

Non solo estorsioni e droga nei racconti del collaboratore di giustizia Danilo Turboli. Il pentito di Cosenza, infatti, ha parlato anche di eventi pubblici svoltisi nel comune di Rende, nel periodo antecedente al Covid. Nei verbali si fa riferimento agli anni 2018-2019, quando nella città rendese c’era una manifestazione nata in Germania.

Rende, i rapporti con i fratelli Caputo

Turboli parla di questa manifestazione in merito ai suoi rapporti criminali con Roberto Porcaro, presunto boss di Cosenza ed esponente di vertice della cosca “Lanzino“. Il collaboratore di giustizia, che ha dichiarato di aver affiancato Porcaro nelle presunte condotte illecite dal 2014 in poi, riferisce quindi anche sui fratelli Caputo. «Voglio precisare che il servizio di sicurezza all’interno del locale era demandato ad un’agenzia facente capo ai fratelli Caputo, anch’essi vicini a Roberto Porcaro. In partcolare Porcaro gestiva di fatto la loro società di security stabilendo quante persone dovessero essere assunte e chi dovesse essere assunto come buttafuori alle dipendenze dei fratelli Caputo che, in cambio, si vedevano assicurato il quasi monopolio nella gestione dei servizi di sicurezza nei locali della movida cosentina».

La presunta estorsione di 5mila euro

Il pentito Turboli va a fondo. «In occasione dell’evento di Rende negli anni 2018-2019, il servizio di sicurezza veniva affidato, per effetto dell’intervento di Porcaro, all’agenzia dei fratelli Caputo. Inoltre gli stand dei vari march di birra che vi prendevano parte, pagavano l’estorsione a Porcaro. Ricordo che in un’occasione, non so affermare con certezza se nel 2018 o 2019, mi recai personalmente su ordine di Porcaro, a chiedere il pagamento di 5mila euro a titolo estorsivo» a uno dei ristoratori il quale «aveva installato uno stand».

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