In cima alla classifica, per una volta che conveniva non starci. La Calabria è la seconda regione per numero di roghi e per superficie divorata dagli incendi. Medaglia d’argento per il 2025 e, se la tendenza di questi primi sei mesi dovesse trovare conferma, anche per il 2026. Peggio solo la Sicilia, che resta stabile sul primo gradino del podio. Il dato emerge dal report di Legambiente “L’Italia in fumo”, pubblicato in questi giorni.

Ma non è solo questo a preoccupare. Perché, tra una tabella e l’altra, emerge un altro punto che merita attenzione: la difficoltà nel contrastare chi gli incendi li provoca. L’immagine della Calabria che il dossier consegna va oltre la conta degli ettari bruciati: la nostra è una regione che, sul fronte della repressione dei reati, ha ancora molta strada da compiere. E intanto continua a pagare un prezzo altissimo in termini ambientali.

Numeri in crescita

Sono 603 i roghi registrati nello scorso anno, con 16.971 ettari finiti in fiamme. Quasi 24mila campi da calcio. Numeri in crescita, rispettivamente del 26,7% e del 67,5% rispetto al 2024. Mentre da gennaio al 15 giugno scorso – quando l’estate doveva ancora cominciare – risultano 156 roghi e 1.543 ettari percorsi dal fuoco.

Cifre che assumono un peso maggiore se rapportate al dato nazionale. Dei circa 96mila ettari andati in fumo in Italia nel corso del 2025, quasi il 18% si trova in Calabria. In altre parole, quasi un ettaro incendiato su cinque nel Paese appartiene al nostro territorio.

Molti reati, poche denunce

Sul versante della legalità, la nostra regione si trova ancora al secondo posto con 498 reati accertati nello scorso anno, alle spalle della Puglia. «Ben il 51,7% dei reati nazionali (in crescita rispetto al 49,4% del 2024) si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa – Sicilia, Puglia, Calabria e Campania – territori in cui si focalizza anche la quasi totalità della devastazione ambientale, con l'85,1% (rispetto al 71,4% del 2024) dell’intera superficie boscata e non boscata andata a fuoco a livello nazionale», scrive Legambiente.

Le denunce, a fronte di questi numeri? Appena 19, una ogni 32 roghi, e un solo arresto. Sei i sequestri, mentre gli illeciti amministrativi contestati sono 307. «Questo enorme divario nell'efficacia e nell'efficienza del sistema di prevenzione e contrasto dimostra come, di fronte a un reato dalla gravità assoluta, in regioni come la Calabria e la Sicilia sia tuttora eccezionalmente difficile individuare i responsabili», si legge nel dossier, che sottolinea come siano sempre le regioni del Sud a pagare il prezzo più alto per le azioni scellerate degli incendiari.

«Uno spaccato desolante», sottolinea Legambiente, che non fa neanche più notizia: «È come se nelle zone storicamente più colpite si fosse fatta strada una diffusa e assuefatta consapevolezza, tale per cui, ogni estate, si attende quasi con rassegnazione l’arrivo di una nuova ondata di fuoco». E così, «perdere ettari di bosco per mano di un criminale non scandalizza quasi più nessuno».

I dati per provincia

Il report va anche più a fondo, con dati relativi alle varie province che confermano come il fenomeno sia diffuso nella regione. Quattro le calabresi inserite tra le 21 con più di mille ettari bruciati nel 2025. In alto c’è Cosenza, la quarta provincia più colpita d'Italia, con 6.845 ettari distrutti dalle fiamme. Seguono Reggio Calabria, sesta a livello nazionale con 4.204 ettari, Crotone (ottava) con 3.813 ettari e Vibo Valentia (sedicesima), che supera i 1.400 ettari percorsi dal fuoco. 

Biodiversità a rischio

Non si tratta solo di boschi. Il dossier segnala che nel 2025 in Calabria sono andati distrutti 2.831 ettari ricadenti nei siti della Rete Natura 2000, aree di particolare pregio ambientale istituite per la tutela della biodiversità europea. Habitat delicati che, una volta andati in fumo, richiedono anni, talvolta decenni, per recuperare il proprio equilibrio ecologico.

Una tendenza confermata

Come anticipato, i primi dati del 2026 non lasciano intravedere un'inversione di tendenza.

Nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 15 giugno di quest’anno, la Calabria registra già 1.543 ettari percorsi dal fuoco, contro i 1.423 dello stesso periodo del 2025, con un incremento dell'8,4%. Ancora più marcata la crescita del numero degli incendi: 156 episodi rispetto ai 120 dell'anno precedente, pari a un aumento del 30%. Anche in questa graduatoria la regione è seconda soltanto alla Sicilia.

Guardando alle province, Reggio Calabria è già la terza provincia italiana per superficie incendiata, con 834 ettari, mentre Cosenza occupa il quinto posto con 479 ettari. Ma la vera stagione degli incendi è appena iniziata.

Parola d’ordine: prevenzione

Per Legambiente serve un cambio di prospettiva. «La vera “bomba di combustibile” italiana non è solo biologica o climatica: è l’intreccio tra vulnerabilità ecologica e vulnerabilità istituzionale, tra territori sempre più secchi e paesaggi sempre meno governati».

Il messaggio è chiaro: continuare a concentrare risorse quasi esclusivamente sullo spegnimento degli incendi significa rincorrere il problema. Mentre la vera sfida si gioca sulla prevenzione, sulla manutenzione dei boschi, sulla pulizia delle aree rurali, sul controllo del territorio e sulla capacità di individuare e perseguire i responsabili degli incendi dolosi.

Per una terra che ha nelle sue foreste una delle principali ricchezze ambientali, continuare a ragionare solo con la logica dell’emergenza significa arrivare sempre troppo tardi. Quando il fuoco è spento e non rimane che cenere. E un patrimonio ambientale che impiegherà tempo, tanto, troppo, per rigenerarsi.