C'è una 'ndrangheta che non ha bisogno di sparare per farsi ubbidire. È la mafia "liquida" dei colletti bianchi, quella che ha sostituito il piombo con il capitale relazionale e le informazioni riservate. E a Reggio Calabria – zona Archi - al centro di questo sistema, secondo i magistrati della Dda, svetta la figura di Gaetano Chirico, erede secondo i pm antimafia del prestigio criminale del casato mafioso dei De Stefano e anche di un'articolata rete di contatti nei "mondi di mezzo": logge massoniche e apparati di sicurezza.

Gaetano Chirico, cerniera tra due mondi

Gaetano Chirico è descritto come il prototipo del soggetto cerniera, capace di muoversi tra i summit di mafia e i salotti della società civile. Questo ruolo, secondo l’accusa, affonderebbe le radici nell'operato del padre, Francesco Chirico. Chirico, tuttavia, è stato di recente assolto (nello scorso mese di maggio) nell’appello del processo Gotha: il verdetto ha ribaltato la condanna a 16 anni riportata in primo grado.

Nelle conversazioni catturate dai Ros, Gaetano non fa mistero della natura dei suoi interlocutori: «Invece comandano gli apparati del governo ormai, i servizi. Se tu noti, con chi abbiamo a che fare pure noi, sono tutte persone che erano inserite nei servizi, nelle cose, perché alla fine mantengono gli equilibri. La politica ha fallito dagli anni 90 in poi… e non c’è niente da fare».

La Massoneria: «Iscritto alla Loggia, regolare»

Se per molti boss la massoneria è un mondo a cui "appoggiarsi" tramite terzi, per Gaetano Chirico l'appartenenza sarebbe diretta. Il collaboratore di giustizia Maurizio Cortese è lapidario sul punto: «Gaetano è un massone. Gaetano, per dire… non lo so, penso che Gaetano era segnato nella loggia, per dire, regolare. Non doveva fare come dovevo fare io o come doveva fare Nino Caridi, che avevamo delle persone inserite dentro la massoneria».

Questa affiliazione gli avrebbe permesso di accedere a un "sistema di potere" superiore, garantendogli protezione e informazioni che lo rendevano quasi intoccabile.

Soffiate e "fondi neri": Il rapporto con i Servizi deviati

Le fonti investigative delineano un quadro inquietante di scambi informativi. Chirico avrebbe beneficiato di soffiate imminenti su operazioni di polizia, notizie che lui stesso avrebbe poi veicolato a capi cosca come i Tegano o i Molinetti.

Ma c'è di più. In una conversazione del dicembre 2021, Chirico espone la sua teoria sul controllo del narcotraffico internazionale, sostenendo che gli apparati di sicurezza preleverebbero una quota per ogni chilo di droga importato: «Si prendono quei mille dollari in più… loro dicono la salita della… tipo la legge… e allora quelli sono i soldi dei servizi segreti, che utilizzano come fondi neri».

Il manifesto della Mafia invisibile

Il potere di Chirico si misurerebbe nella capacità di gestire certi equilibri. Egli stesso rivendica un ruolo di moderatore che gli sarebbe stato riconosciuto persino dalle istituzioni: «La legge me li mandava perché io aggiustassi, nel senso che non facessi succedere niente, per non far succedere bordelli».

È la consacrazione apparente del modello Archi: una mafia che infiltra l'economia legale, gestisce le Rsa e i bonus edilizi, privilegiando la persuasione alla violenza. Come lo stesso Chirico confida a un sodale: «Il difficile è fargli fare quello che diciamo noi senza dare uno schiaffo!».

In un contesto dove i rituali arcaici sfumano pur continuando ad avere il loro peso, Gaetano Chirico rappresenta l'evoluzione della specie: l'uomo che sussurra ai poteri forti per garantire la sopravvivenza del clan.