Il Procuratore della Repubblica spiega il perché del blitz nel comparto dei giochi e parla della rete delle schede clonate negli apparecchi telematici
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Vincenzo Capomolla, Procuratore della Repubblica di Cosenza
I militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Cosenza e i funzionari della Direzione Centrale Giochi dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Cosenza, hanno dato esecuzione a un'ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Cosenza nei confronti di quindici persone.
Il provvedimento giudiziario trae origine da un'articolata attività investigativa sviluppata nel comparto della gestione degli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro e delle slot machine. Nell'ambito dell'operazione, due indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, sei sono stati destinati a misure cautelari non custodiali e sette hanno ricevuto la misura interdittiva del divieto di esercizio dell'attività di gioco per la durata di un anno.
Le ipotesi di reato contestate a vario titolo comprendono l'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la Pubblica Amministrazione, il patrimonio e l'amministrazione della giustizia, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato e favoreggiamento.
Le dichiarazioni del Procuratore Vincenzo Capomolla
In merito alla ricostruzione dei fatti e alla gravità del quadro indiziario, il Procuratore della Repubblica di Cosenza, Vincenzo Capomolla, ha rilasciato dettagliate dichiarazioni, delineando i contorni dell'associazione e la portata della frode erariale. Capomolla ha esplicitato la natura cautelare dell'intervento e la struttura del sistema illecito ipotizzato dagli inquirenti: «La misura che è stata eseguita questa mattina si è delineata sul piano ovviamente cautelare nel corso delle indagini preliminari, va sottolineato che occorrerà poi verificare nel contraddittorio delle difese».
Proseguendo nell'analisi della condotta associativa, il Procuratore Capomolla ha evidenziato come l'organizzazione avesse predisposto un'infrastruttura tecnologica e relazionale complessa per eludere i controlli dello Stato: «L'attività ha evidenziato l'esistenza e l'operatività di un'associazione che si muoveva con un meccanismo particolarmente sofisticato. L'ipotesi è che l'elemento caratterizzante di questa associazione fosse il patto corruttivo tra l'imprenditore che operava nella gestione degli apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro e un funzionario dell'Agenzia delle Dogane e Monopoli della sede di Cosenza».
Soffermandosi sull'impiego dei dispositivi manomessi e sui riflessi di natura fiscale, il Procuratore Capomolla ha dettagliato il funzionamento delle apparecchiature elettroniche e il volume del danno erariale accertato nella fase d'indagine: «Questo patto consentiva appunto di utilizzare questo congegno particolarmente sofisticato in numerosi apparecchi elettronici installati in numerosi esercizi commerciali della provincia di Cosenza, che consentiva di non registrare un numero particolarmente significativo di giocate su questi apparecchi e quindi conseguentemente di eludere anche il versamento del prelievo unico erariale per un importo che già in precedenza nel corso delle indagini preliminari era stato accertato, sempre sul piano cautelare, intorno ai circa 12 milioni di euro».
La rete operativa, il flusso a nero e la fuga di notizie sulle ispezioni
Entrando nel merito delle singole responsabilità e della catena di comando ipotizzata nell'ordinanza, Vincenzo Capomolla ha descritto la ripartizione dei compiti tra i sodali, necessaria per mantenere in funzione gli apparati alterati collocati nei locali pubblici. «È chiaro - ha precisato - che si trattava di un meccanismo che presupponeva l'esistenza di una rete di relazioni e di una serie di rapporti che, oltre a quello che ho indicato come elemento caratterizzante, cioè il patto corruttivo con il funzionario pubblico, prevedeva tutta una serie di soggetti che intervenivano anche fisicamente sugli apparecchi che erano collocati sui diversi esercizi commerciali per poter consentire l'utilizzazione del canale di flusso di giocate a nero, diciamo così, e quindi non registrato sulla rete nazionale».
Il Procuratore della Repubblica di Cosenza ha poi chiarito le modalità con cui l'organizzazione riusciva a neutralizzare i controlli pianificati dalle autorità di vigilanza, grazie alle soffiate preventive fornite dal dipendente pubblico intraneo all'amministrazione. «Tutto questo serviva anche a consentire di evitare che le ispezioni che venivano fatte dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli insieme ai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza consentissero di accertare, diciamo troppo presto, diciamo prematuramente secondo le aspettative dell'associazione stessa, questo congegno elusivo che era stato installato».
Spiegando la dinamica delle fughe di notizie, Capomolla ha ribadito la centralità delle informazioni coperte da segreto d'ufficio per garantire la continuità dell'attività illecita sulle slot machine: «Ciò poteva essere fatto, sulla base delle ipotesi che sono state formulate nel corso delle indagini preliminari e quindi nell'ordinanza cautelare che è stata eseguita oggi, perché chi interveniva su questi congegni elettronici riceveva le informazioni delle ispezioni che dovevano essere fatte e quindi questo consentiva anche di intervenire per evitare che le ispezioni portassero all'accertamento voluto».
L'azione di contrasto e l'attivazione degli anticorpi istituzionali
Concludendo le sue dichiarazioni, il Capo della Procura di Cosenza ha richiamato l'impiego congiunto delle forze investigative e l'importanza dell'azione di monitoraggio interno condotta dalle istituzioni coinvolte: «Va detto e sottolineato che la verifica di questo particolare meccanismo è stata possibile grazie all'impegno delle investigazioni che sono state fatte dai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e dagli operatori dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, perché sono stati in grado di vigilare e di controllare al loro interno e quindi di attivare quegli anticorpi che hanno consentito anche di individuare quei meccanismi di illeceità a cui ho fatto riferimento».
I riscontri contenuti nel provvedimento emesso dal GIP del Tribunale di Cosenza confermano le dichiarazioni rese dal Procuratore Capomolla in merito alla condotta del referente della sede ADM di Cosenza. Il funzionario è indagato per corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e per rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio. Secondo l'ipotesi della Procura, a fronte del versamento periodico di somme di denaro da parte dell'imprenditore della distribuzione del settore del gioco, il dipendente pubblico rivelava in anticipo date, orari e destinazioni delle verifiche ispettive programmatiche.
Tale meccanismo consentiva alla squadra tecnica dell'organizzazione di disattivare le schede abusive e ripristinare il funzionamento lecito prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. Inoltre, al medesimo funzionario viene contestata la sottrazione dai depositi dell'ufficio ADM di Cosenza di scatole sigillate contenenti schede di gioco precedentemente sottoposte a sequestro, poi consegnate all'imprenditore e a un tecnico per essere formattate, azzerate e reinserite nel circuito commerciale.
L'architettura fraudolenta si fondava su una manomissione di natura informatica ed elettronica degli apparati AWP. All'interno delle slot machine veniva affiancata alla scheda madre regolare una seconda scheda elettronica non tracciata dalla rete telematica statale. Mediante l'utilizzo di telecomandi a distanza, cablaggi modificati, timer o interruttori applicati sui monitor, il flusso delle puntate veniva deviato sulla scheda illegale per incassare le giocate "a nero".
Per impedire il blocco telematico del dispositivo causato dalla mancata trasmissione dei dati alla rete nazionale, l'organizzazione utilizzava smart card clonate e bloccava i sensori fisici antimanomissione (tamper) con collanti o fascette. L'incasso sottratto al prelievo fiscale veniva prelevato dall'imprenditore durante lo "scassettamento", ossia l'apertura materiale dei contenitori delle monete, omettendo il versamento del Prelievo Unico Erariale (PREU) dovuto allo Stato.
Quadro cautelare, sequestri patrimoniali e garanzie processuali
L'inchiesta condotta a Cosenza trae origine dai controlli della Direzione Centrale Giochi ADM di Roma sui flussi telematici, che avevano evidenziato repentine anomalie nei volumi di giocate registrati in provincia. Nel corso delle prime fasi d'indagine, i Carabinieri e il personale ADM avevano eseguito il sequestro di 145 slot machine alterate e recuperato circa 80mila euro in contanti. Successivamente, in data 6 novembre 2025, il GIP di Cosenza, su richiesta della Procura diretta da Vincenzo Capomolla, aveva disposto un sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore superiore a 12 milioni di euro nei confronti dell'imprenditore indagato per l'ipotesi di peculato sul PREU non versato.
La successiva adozione delle 15 misure cautelari personali deriva da analisi di Digital Forensics ed estrazioni informatiche effettuate su dispositivi elettronici, smartphone e documentazione contabile decrittata. Il procedimento penale versa attualmente nella fase delle indagini preliminari e le ipotesi d'accusa dovranno essere vagliate nelle successive fasi processuali nel pieno rispetto della presunzione d'innocenza degli indagati



