Dopo il sequestro, Spadafora fece altri nomi. L’inchiesta sulle macchinette approda alle misure cautelari dopo gli interrogatori preventivi
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La svolta nell’inchiesta sulle presunte slot truccate a Cosenza e provincia arriva dopo un sequestro. Quando gli viene notificato il decreto firmato dal gip Giusy Ferrucci, Gianni Spadafora ammette le proprie responsabilità e indica altri soggetti che, secondo le sue dichiarazioni, sarebbero coinvolti nei raggiri. È uno dei passaggi investigativi che precedono l’operazione eseguita il 26 ottobre 2026, con l’applicazione di misure cautelari personali nei confronti di quindici persone.
L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Antonio Bruno Tridico, prende avvio circa un anno e mezzo fa. Già nel maggio 2025 Cosenza Channel aveva raccontato le attività dei carabinieri e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sugli apparecchi da gioco presenti in diversi comuni del territorio.
Dal sequestro alle dichiarazioni di Spadafora
Il primo intervento nei confronti di Spadafora rappresenta un passaggio centrale della ricostruzione. Dopo la notifica del provvedimento di sequestro, l’indagato rende dichiarazioni ammissive e fa i nomi di altre persone che sarebbero coinvolte nel sistema finito sotto indagine.
Le sue dichiarazioni entrano così nel materiale a disposizione degli investigatori.
L’ordinanza cautelare odierna arriva dopo gli interrogatori preventivi, durante i quali una parte consistente degli indagati ha ammesso le proprie responsabilità. Nel quadro delle valutazioni cautelari, sono state disposte misure meno afflittive rispetto alla custodia in carcere richiesta dalla Procura.
Quindici misure cautelari nell’operazione del 26 ottobre
A eseguire il provvedimento sono stati i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, con il personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’attività investigativa è stata condotta dai militari insieme ai funzionari della Direzione centrale Giochi dell’ADM di Roma e riguarda il settore della gestione degli apparecchi da gioco telematici con vincite in denaro.
Secondo quanto comunicato dalla Procura, il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi in relazione a diversi reati, contestati a vario titolo e secondo le singole posizioni.
Le ipotesi comprendono l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, il patrimonio e l’amministrazione della giustizia, oltre alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, alla rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, alla truffa aggravata ai danni dello Stato e al favoreggiamento.
Le verifiche sulle macchinette iniziate nel 2025
L’operazione si riconduce alle attività investigative emerse nella primavera del 2025, quando perquisizioni e controlli avevano interessato sale giochi, bar e altri locali pubblici della provincia.
Le precedenti attività erano state segnalate a Cosenza, Rende, Luzzi, Acri, Corigliano Rossano, Rogliano, Montalto Uffugo, Scalea e Praia a Mare. L’attenzione degli investigatori si era concentrata su slot machine e videopoker che sarebbero stati modificati per consentire modalità di funzionamento irregolari.
Come raccontato da Cosenza Channel nel maggio dello scorso anno, il meccanismo ipotizzato prevedeva l’impiego di una seconda scheda elettronica, nascosta all’interno dell’apparecchio, e di un telecomando con cui cambiare o occultare la modalità di gioco.
La doppia scheda e le giocate non contabilizzate
Secondo la ricostruzione investigativa emersa nelle precedenti attività, il sistema avrebbe consentito di sottrarre le giocate alla regolare contabilizzazione, evitando così il versamento della tassazione sulle somme incassate.
Gli accertamenti riguardavano anche le modalità di funzionamento degli apparecchi e le possibili conseguenze per i giocatori. Il sequestro del materiale aveva consentito agli investigatori di approfondire il funzionamento delle macchinette e i rapporti tra le persone coinvolte nella loro gestione.
Dai primi controlli sugli apparecchi, quindi, l’inchiesta è proseguita attraverso i sequestri, le dichiarazioni degli indagati e gli interrogatori preventivi, fino alle quindici misure cautelari eseguite il 26 ottobre.

