Si firmava «Luca» e sosteneva di essere un ex dipendente dell’impresa di Gianni Spadafora, la S.GAMES srl di Luzzi, attiva nella gestione di apparecchi da gioco con vincite in denaro. Nella segnalazione inviata all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli denunciava un sistema diffuso e continuativo di gioco illegale: schede contraffatte nascoste nelle slot machine avrebbero consentito di occultare le giocate e sottrarre gli incassi alla tassazione.

Gli accertamenti non hanno però permesso di identificare il firmatario. Quella nota è rimasta, dunque, una segnalazione anonima. Il passaggio concreto dal quale sono state avviate le indagini è arrivato successivamente, quando l’ufficio centrale dell’ADM ha rilevato anomalie nei flussi telematici: in alcuni esercizi il volume delle giocate registrate risultava diminuito rispetto al passato. 

È da questa sequenza che nasce l’inchiesta sulle presunte slot truccate, ricostruita nell’ordinanza del gip Giusy Ferrucci che ha portato alle quindici misure cautelari eseguite il 26 ottobre. Il procedimento, coordinato dal pubblico ministero Antonio Bruno Tridico, resta nella fase delle indagini preliminari.

La segnalazione e il calo delle giocate registrate

La nota attribuita a «Luca» descriveva apparecchi AWP, le slot collegate alla rete nazionale, modificati attraverso l’installazione di schede di gioco contraffatte. Il sistema denunciato avrebbe consentito di sottrarre le giocate ai controlli ed evadere il Prelievo erariale unico, il PREU, cioè l’imposta applicata alle somme giocate.

Dopo gli accertamenti sull’identità del firmatario, rimasti senza esito, l’ADM ha analizzato i dati disponibili. La riduzione delle giocate contabilizzate in alcuni locali ha fornito il riscontro dal quale sviluppare le verifiche sul territorio.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, Nucleo operativo, e dall’ADM, sotto la direzione della Procura. Nella fase iniziale, precisa l’ordinanza, si è scelto di non coinvolgere il personale dell’Agenzia operante sul territorio, per scongiurare possibili fughe di notizie.

L’analisi dei flussi è servita a individuare gli esercizi con le anomalie più marcate e a preparare controlli simultanei e a sorpresa.

Il blitz del 15 maggio 2025 in 62 esercizi

Il 15 maggio 2025 sono stati eseguiti accessi in 62 esercizi commerciali della provincia di Cosenza. In 18 sono state riscontrate irregolarità del tipo descritto nell’ordinanza.

Alcuni segnali erano visibili già prima dell’apertura degli apparecchi. Durante le prove di gioco, determinate macchinette non facevano avanzare il contatore delle giocate. In altre erano presenti saldature recenti, cablaggi differenti da quelli del progetto certificato e vani vuoti che facevano ipotizzare doppi fondi o aperture nascoste.

Questi elementi hanno indotto gli investigatori a eseguire ispezioni più approfondite, aprendo gli involucri delle slot.

La seconda scheda nascosta e i telecomandi

Accanto alla scheda regolare collegata alla rete nazionale, gli operatori hanno rinvenuto una seconda scheda di gioco abusiva, cablata in modo da deviare il flusso delle giocate.

Secondo la ricostruzione investigativa, gli apparecchi disponevano di telecomandi e sistemi di commutazione con ritardo programmabile. Accorgimenti che avrebbero consentito di passare da una modalità di funzionamento all’altra in maniera discreta, rendendo più difficile scoprire le alterazioni durante un controllo ordinario.

La scheda regolare avrebbe mantenuto un’apparenza di conformità, mentre il circuito parallelo avrebbe permesso di sottrarre una parte delle giocate alla registrazione.

Gli accessi hanno portato al sequestro di 145 schede illecite e di 79.395,70 euro, rinvenuti negli apparecchi manomessi e ritenuti provento dell’attività contestata.

Le irregolarità sono state rilevate in locali e strutture tra Luzzi, Acri, San Marco Argentano, Rende, Rogliano, Marano Marchesato, Diamante, Corigliano Rossano e Lungro.

Il magazzino di Luzzi e le altre quaranta schede

Le perquisizioni hanno interessato anche un magazzino in uso a Spadafora in contrada Valle Leotta, a Luzzi. Al suo interno sono state trovate quaranta schede elettroniche da gioco e apparecchiature che, secondo gli investigatori, erano destinate all’assemblaggio delle macchine modificate.

Per il giudice, gli elementi raccolti delineavano già in questa fase una presunta frode non occasionale: il numero degli esercizi interessati, la complessità delle modifiche e la necessità di disporre di componenti e competenze tecniche indicavano un’attività organizzata e continuativa.

L’ordinanza evidenzia inoltre quanto un eventuale preavviso sui controlli avrebbe potuto rendere difficile individuare il sistema parallelo.

Le ammissioni di Spadafora: «Il 70-80 per cento delle giocate»

Un ulteriore passaggio arriva dopo l’emissione di un sequestro preventivo per equivalente nei confronti di Gianni Spadafora. L’indagato decide di rendere dichiarazioni agli inquirenti, ricostruendo progressivamente il funzionamento dell’attività e indicando altre persone che avrebbero collaborato con lui.

Le prime dichiarazioni risalgono al 17 novembre 2025. Spadafora viene poi interrogato dal pubblico ministero il 12 e il 20 marzo 2026.

In queste occasioni descrive un sistema di manomissione degli apparecchi e utilizzo di schede clonate che, secondo quanto da lui riferito, avrebbe consentito di sottrarre alla contabilizzazione della rete nazionale il 70-80 per cento delle giocate effettuate nei locali nei quali erano installate le slot della sua impresa.

La percentuale emerge dunque dalle dichiarazioni dell’indagato richiamate nel provvedimento e riguarda il sistema oggetto della ricostruzione investigativa.

I dispositivi sequestrati e i contatti dal 2018

Un altro snodo dell’indagine è rappresentato dall’analisi di telefoni, tablet e computer utilizzati da Spadafora o nella disponibilità dei familiari. Gli investigatori hanno acquisito anche hard disk e chiavette USB.

I supporti sono stati sottoposti ad accertamenti tecnici e a copia forense, con procedure dirette a preservare l’autenticità dei dati e la possibilità di ripetere le verifiche. Il materiale è stato successivamente catalogato per consentirne la consultazione.

Dai contenuti acquisiti sono emersi contatti risalenti al 2018. Secondo l’ordinanza, messaggi e comunicazioni hanno contribuito a ricostruire i rapporti tra gli indagati e a sostenere l’ipotesi di un sodalizio organizzato.

Il provvedimento richiama, nella ricostruzione delle attività, ipotesi di peculato, riferite all’appropriazione delle somme dovute all’amministrazione finanziaria a titolo di PREU, e di truffa aggravata ai danni dello Stato, attraverso le manipolazioni degli apparecchi.

Le accuse al funzionario dei Monopoli Francesco Gaudio

L’esame dei dispositivi ha fornito elementi anche sul presunto ruolo di Francesco Gaudio, funzionario dell’Ufficio dei Monopoli di Cosenza.

Secondo l’accusa recepita nell’ordinanza cautelare, Gaudio avrebbe ricevuto denaro per fornire a Spadafora informazioni sui controlli, evitando che le irregolarità venissero scoperte. Il suo contributo, nella ricostruzione investigativa, non si sarebbe limitato ai preavvisi.

Il funzionario sarebbe stato informato del volume delle giocate sottratte alla registrazione e avrebbe partecipato agli utili in rapporto all’espansione dell’attività. Gli vengono inoltre attribuite condotte o disponibilità a intervenire sui materiali sequestrati: dal recupero di reperti attraverso la violazione dei sigilli fino alla prospettata sostituzione con altri analoghi, per impedire l’acquisizione di dati compromettenti.

I sospetti dell’ispettore e l’informativa del giugno 2026

Alla ricostruzione ha contribuito anche un ispettore, ascoltato nell’aprile 2026 come persona informata sui fatti.

Nel corso delle proprie attività ispettive, l’ispettore aveva rilevato situazioni anomale dalle quali aveva ricavato il sospetto che vi fosse una fuga di notizie e che Spadafora conoscesse in anticipo gli accessi programmati.

I risultati delle verifiche, le dichiarazioni e i dati estratti dai dispositivi sono confluiti nell’informativa congiunta dei carabinieri e dell’ADM del 3 giugno 2026, poi posta alla base della richiesta cautelare della Procura.

Dalla segnalazione del sedicente «Luca» alle anomalie riscontrate nei dati, quindi, l’indagine si è sviluppata attraverso controlli sul campo, sequestri, ammissioni e accertamenti informatici. È questo il percorso ricostruito nell’ordinanza, le cui conclusioni restano soggette alle successive verifiche processuali.