Nel fascicolo della Dda Catanzaro pesa soprattutto il presunto favoreggiamento di “Bistecca”, catturato il 15 febbraio 2025. Ecco le contestazioni
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Il 27 marzo 2026 il “filone bis” sull’area di Cetraro legata al gruppo Scornaienchi approda davanti al gup Fabiana Giacchetti al Tribunale di Catanzaro, per l’udienza preliminare fissata nell’ambito del procedimento penale aperto dalla Dda di Catanzaro, coordinata dal procuratore capo Salvatore Curcio. Sul tavolo c’è la richiesta di rinvio a giudizio firmata dalla Procura distrettuale antimafia e, in parallelo, la richiesta di trascrizione delle intercettazioni tramite perizia.
L’atto è stato firmato dalla procuratrice aggiunta Giulia Pantano e dalla sostituta procuratrice antimafia Stefania Caldarelli, applicata al circondario del Tirreno cosentino. Nel fascicolo sono state richiamate attività tecniche e investigative che comprendono gps, intercettazioni telefoniche e telematiche, ambientali, videoriprese, oltre a informative e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, come Luciano Impieri, Roberto Presta e Giuseppe Montemurro.
Gli imputati
Nella richiesta della Dda compaiono Vincenzo Bevacqua (classe 1987), alias «quattrocchi» o «u cecato», Agostino Iacovo (classe 1986), Alessandra Iorio (classe 1999), alias «la bruna», Giulia Marino (classe 1992), alias «la bionda», Francesco Occhiuzzi alias «Schiavone», Luca Occhiuzzi (classe 1988), Marco Piazza (classe 1979), Marcello Ricco alias «cinese» e Catia Tusa (classe 1976).
L’impianto dell’accusa ruota attorno a due assi principali: da una parte la contestazione di associazione mafiosa (sconfessata dal gip in sede cautelare) e, dall’altra, una serie di episodi qualificati come favoreggiamento della latitanza di Luca Occhiuzzi, con l’aggravante – per più posizioni – della finalità di agevolazione della cosca che la Dda collega a Giuseppe Scornaienchi.
L’associazione mafiosa: la contestazione su Luca Occhiuzzi
Per Luca Occhiuzzi, indicato anche con l’alias «Bistecca», viene contestato il reato di associazione di tipo mafioso. Nella richiesta di rinvio a giudizio si parla di un’organizzazione operante nel distretto di Catanzaro e sul territorio di Cetraro e zone limitrofe, con proiezioni anche fuori regione e all’estero. La Dda colloca questa contestazione «dall’anno 2016 con condotta perdurante».
Inquirenti e investigatori attribuiscono a Occhiuzzi un ruolo apicale, indicandolo come capo, promotore e organizzatore: secondo l’accusa avrebbe fissato obiettivi e regole, impartito direttive, coordinato l’attività degli altri sodali, gestito risorse e proventi, esercitato potere disciplinare e curato rapporti con altre consorterie, oltre a compiere direttamente azioni criminali.
Nella ricostruzione Dda l’associazione sarebbe stata “legittimata” dalla storica locale riferibile al clan Muto di Cetraro e viene richiamato, come riferimento giudiziario, un precedente riconoscimento in un procedimento denominato “Frontiera”. Tra gli scopi vengono indicati il controllo del territorio e la gestione di attività economiche, l’acquisizione di vantaggi patrimoniali, la riscossione di somme a titolo estorsivo, la commissione di reati contro il patrimonio e la persona, reati in materia di armi e droga e il favoreggiamento di latitanti. Nell’elenco delle aggravanti compaiono anche quelle relative all’associazione armata e al finanziamento di attività economiche con proventi illeciti.
Il “filone latitanza”: le condotte contestate
La Dda colloca questa fase temporale dal 13 ottobre 2022 al 15 febbraio 2025, data indicata come quella della cattura di Occhiuzzi. In premessa, i pubblici ministeri hanno ricordato che Occhiuzzi era destinatario di una misura custodiale in carcere emessa dal Gip di Catanzaro in un altro procedimento legato – sempre secondo l’atto – al tentato omicidio ai danni di un buttafuori, avvenuto a Belvedere Marittimo il 26 giugno 2021, e che era stato dichiarato latitante con decreto del 13 ottobre 2022.
La Procura descrive Vincenzo Bevacqua come persona di “massima fiducia” di Luca Occhiuzzi che avrebbe garantito assistenza continuativa al latitante, portandogli generi alimentari e beni di prima necessità, organizzandone gli spostamenti e facendo da tramite con i familiari. Nella richiesta si parla anche di sostegno economico e raccolta di somme di denaro poi recapitate a Occhiuzzi, oltre a un coordinamento con altri soggetti indicati come favoreggiatori - tra cui Agostino Iacovo e Francesco Occhiuzzi - per consentire ai familiari di raggiungere il latitante eludendo controlli.
Tra i passaggi più pesanti c’è il riferimento a strumenti e canali ritenuti “più sicuri”, come walkie talkie e dispositivi tipo «jammer», indicati come idonei a inibire frequenze radio e a ridurre rischi di intercettazione, oltre alla scelta - descritta come “ossessiva” - di non portare con sé telefoni durante incontri con il latitante.
Analoga contestazione viene indicata per Agostino Iacovo, ritenuto anch’egli persona di fiducia che avrebbe garantito assistenza materiale e logistica e avrebbe concorso nella raccolta di denaro, nei collegamenti con i familiari e nell’organizzazione dei contatti, sempre con l’aggravante dell’agevolazione della cosca indicata come capeggiata da Scornaienchi.
Per Francesco Occhiuzzi, alias «Schiavone», l’impianto contestato ricalca quello degli altri presunti favoreggiatori: assistenza al latitante, spostamenti, disposizioni ai familiari, contributo economico, coordinamento con gli altri soggetti e utilizzo di canali ritenuti più sicuri per evitare controlli.
Il capitolo “affettivo” coinvolge Alessandra Iorio alias «la bruna» e Giulia Marino alias «la bionda», entrambe indicate come legate da rapporto sentimentale al latitante. Per Iorio la contestazione riportata parla di raggiungimento del latitante nei luoghi di rifugio per prestare ausilio morale e materiale, con consegna di beni di prima necessità. Per Marino, oltre all’ausilio materiale, viene indicato un contributo al mantenimento economico come “collettore” di somme destinate al latitante e la gestione di profili social utilizzati per mantenere contatti, con rimozione in caso di necessità.
Per Marcello Ricco alias «il Cinese» viene contestato il ruolo di facilitatore nella ricerca di soluzioni abitative da destinare a covo. Per Catia Tusa la Dda di Catanzaro parla della disponibilità di un appartamento di proprietà a Cetraro, con corresponsione di somme di denaro come remunerazione del servizio illecito. Per Marco Piazza (1979) viene indicata la disponibilità di un’unità abitativa - con un riferimento a un’occupazione abusiva precedente - messa a disposizione del latitante fino al giorno dell’arresto.
Le persone offese e le fonti di prova richiamate
Come persone offese, vengono indicati lo Stato, il Comune di Cetraro, la Provincia di Cosenza e la Regione Calabria. Tra le fonti di prova richiamate nella richiesta di rinvio a giudizio sono state inserite una comunicazione di notizia di reato del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Cosenza, l’attività tecnica (gps, intercettazioni, ambientali, telematiche, videoriprese) e le dichiarazioni dei pentiti. Citate inoltre informative del R.O.N. Investigativo di Cosenza legate all’arresto di Luca Occhiuzzi e a quello di Giulia Marino.
Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Giorgia Greco, Cesare Badolato, Valentina Moretti, Giancarlo Greco, Giovanni Salzano, Vincenzo Bruno, Simona Socievole, Emilio Enzo Quintieri ed Armando Sabato.

