La Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto operativo dello Scico, ha dato esecuzione, in Calabria, Lazio e Lombardia, a due provvedimenti di sequestro patrimoniale emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, per un valore complessivo di circa 1 milione e 300 mila euro.

Il sequestro rappresenta lo sviluppo, sotto il profilo economico-finanziario, delle indagini emerse nell’ambito dell’operazione “Eyphemos”, condotta nel 2020 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, che aveva fatto luce sull’operatività della locale di ’ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte e sui collegamenti con la cosca Alvaro di Sinopoli.

Le indagini patrimoniali, svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria, hanno riguardato due imprenditori legati da vincoli di parentela, originari del versante tirrenico della provincia reggina e attivi prevalentemente nel settore dell’edilizia. Il provvedimento di sequestro riguarda Cosimo Cannizzaro detto "Spagnoletta" e suo genero, Giuseppe Bagnato, deceduto nel 2024 dopo il processo di primo grado quando entrambi sono stati condannati rispettivamente a 14 anni e 15 anni di carcere per associazione mafiosa.

Misure di prevenzione dopo l’operazione “Eyphemos”: nel mirino due imprenditori condannati in primo grado per mafia

Secondo quanto emerso, Cannizzaro è ritenuto appartenente a pieno titolo alla cosca, con un ruolo apicale: avrebbe esercitato il potere di assegnare cariche all’interno della ’ndrangheta, regolando nuove affiliazioni e fungendo da punto di riferimento per i rapporti con altre articolazioni criminali, anche all’estero, inclusa l’Australia, nonché per l’organizzazione di attività estorsive ai danni di imprenditori.

Bagnato, invece, sarebbe risultato stabilmente inserito nella stessa consorteria mafiosa, ricoprendo un ruolo di rilievo tale da essere considerato uno dei pochi soggetti dotati del carisma necessario alla costituzione di una nuova “locale” di ’ndrangheta.

Alla luce di tali evidenze, la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha delegato il Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria a svolgere approfondite indagini economico-finanziarie, che hanno consentito di individuare beni nella disponibilità diretta e indiretta dei due imprenditori, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati.

Sulla base di questi elementi – allo stato del procedimento e ferma restando ogni successiva valutazione in merito all’accertamento definitivo delle responsabilità – sono state avanzate specifiche proposte di applicazione di misure patrimoniali, accolte dal Tribunale.
I provvedimenti hanno disposto il sequestro dell’intero complesso aziendale di tre ditte individuali e due società, con sedi nelle province di Reggio Calabria, Roma e Milano, operanti nei settori dell’edilizia, dell’energia e dei servizi contabili, oltre a quote societarie, beni immobili e rapporti bancari, finanziari e assicurativi, per un valore complessivo di circa 1,3 milioni di euro.