Un fiume fuori dal letto, aziende agricole invase dall’acqua, animali irraggiungibili. È il quadro denunciato sui social da Mario Oliveto, allevatore della zona ionica, dopo l’esondazione che ha colpito diverse contrade. «La conta dei danni non sarà come nel 2018. Stavolta qualcuno deve pagare», afferma nel video diffuso in rete. Secondo il suo racconto, un tratto che doveva essere consolidato avrebbe ceduto nonostante fondi stanziati anni fa. «Dal 2014 parlano di lavori. Cosa è stato fatto?», chiede. Le campagne tra Foggia, Apollinara, Tarsia e altre località risultano sommerse. Bovini e ovini bloccati nei capannoni, strade impraticabili, famiglie isolate. «Non sappiamo dove mettere le mani», dice ancora, parlando di una situazione «drammatica».

Nel mirino anche la pulizia degli alvei e la normativa che regola gli interventi. «Bisogna dragare, servono opere vere», sostiene, annunciando una mobilitazione pubblica. Dubbi pure sulla gestione della diga: «All’una era chiusa, poi è stata aperta. Abbiamo documentato tutto». L’allevatore chiama in causa istituzioni nazionali, protezione civile e associazioni ambientaliste. «Non possiamo vivere nel terrore», conclude, invitando i residenti a partecipare alla protesta prevista nelle prossime ore.

Argini ceduti, Stasi: «Ordine di evacuazione prima dell’arrivo dell’acqua»

Il livello del Crati ha superato i 5,50 metri nel pomeriggio di ieri, spingendo con forza contro gli argini fino al cedimento. A riferirlo è il sindaco Flavio Stasi, che in un post ricostruisce le fasi più critiche dell’emergenza. «Sono almeno tre i punti in cui l’argine destro è crollato», scrive. Uno a monte della ferrovia, due oltre la statale 106. L’acqua ha invaso abitazioni, terreni agricoli e aziende. Intorno alle 17 è scattato l’ordine di evacuazione per contrada Foggia, Thurio e Ministalla. «All’arrivo dell’acqua molti erano già fuori dalle case», precisa. Gli altri residenti sono stati raggiunti da Comune, protezione civile, forze dell’ordine e vigili del fuoco.

Diversi cittadini hanno scelto di restare nei pressi delle proprie abitazioni, nonostante le alternative offerte. «C’è rabbia oltre alla stanchezza», ammette il primo cittadino, che ha seguito le operazioni per tutta la notte. Le imprese sono intervenute sugli argini danneggiati anche al buio. Una delle rotture, la più ampia a monte della ferrovia, sarebbe stata già ridotta, mentre si lavora sugli altri punti critici. Stasi punta il dito sui ritardi: «La piena ha rotto un tratto che doveva essere già messo in sicurezza. I soldi sono fermi da anni». E conclude con un appello: «C’è chi per la seconda volta ha perso tutto. Stavolta deve essere aiutato a ripartire».

Crati, Straface: «Pericolo elevato, interventi da pianificare prima»

Sul luogo dell’esondazione sono arrivati ieri il presidente della Regione Roberto Occhiuto, l’assessore Pasqualina Straface e il capo della protezione civile regionale Davide Costarella. Straface, in un intervento diffuso sui social, parla di «elevato rischio di pericolosità» e di una situazione che «si ripete nel tempo». Per l’assessore è necessario che «le istituzioni si siedano attorno a un tavolo per programmare opere capaci di ridurre il rischio». Secondo quanto dichiarato, non si può agire solo nei momenti più critici. «Alcuni interventi vanno pianificati prima, non quando bisogna evacuare le persone», afferma, sottolineando che la protezione civile regionale è presente con uomini e mezzi.

Straface ricorda di avere già parlato con il settore difesa del suolo e che «sono state individuate le risorse» per intervenire nel punto ritenuto più esposto, la curva del fiume dove «il grado di pericolosità mette sempre in crisi il territorio». L’assessore precisa di non voler alimentare polemiche, ma chiede chiarezza. «Quando è stata convocata la conferenza di servizi per i lavori sull’argine, il Comune di Corigliano non si è presentato», sostiene, indicando quella come l’occasione per segnalare il tratto più delicato. Infine l’annuncio: «Alla fine della primavera verrà appaltato l’altro intervento che interesserà proprio la curva dove il rischio è maggiore».