Per la bambina di otto anni morta nel luglio 2025 al parco acquatico “Santa Chiara” di Rende, nessuna responsabilità penale: decisiva la perizia medico-legale
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Il Parco Acquatico "Santa Chiara" di Rende
La Procura di Cosenza ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto per la morte di Simona Vanessa, la bambina di otto anni deceduta nel luglio 2025 nella piscina del Parco Acquatico “Santa Chiara” di Rende. La richiesta è stata notificata alle difese e ora passa al vaglio del gip, mentre la parte civile valuterà se presentare opposizione.
Secondo quanto emerso nell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Antonio Bruno Tridico, le indagini hanno ricostruito ogni elemento utile a verificare eventuali profili di responsabilità penale. Un passaggio determinante è stato l’esito della perizia medico-legale affidata al dottor Silvio Berardo Cavalcanti, dalla quale emerge che la bambina sarebbe morta a causa di una congestione. Nella stessa relazione, inoltre, viene evidenziato che anche in presenza di un defibrillatore (che, all’epoca, risultava assente nella struttura), non vi sarebbe la certezza che la piccola avrebbe potuto essere salvata.
La tragedia dell’estate 2025 e l’avvio delle indagini
La vicenda risale a un pomeriggio di luglio del 2025, quando Simona Vanessa perse la vita all’interno della piscina del parco acquatico di Rende. Subito dopo il decesso, la Procura dispose il sequestro della struttura e avviò gli accertamenti: i carabinieri della Compagnia di Rende acquisirono le immagini delle videocamere di sorveglianza e apposero i sigilli all’impianto.
La ricostruzione iniziale: il malore e l’annegamento
Nelle prime ricostruzioni circolate all’epoca, la bambina avrebbe accusato un malore mentre si trovava in acqua, con l’ipotesi che il quadro fosse compatibile con una congestione legata a quanto ingerito poco prima, in un contesto di temperature elevate. Si parlò di un primo episodio di vomito e di un peggioramento successivo, fino all’annegamento.
Nel racconto dei soccorsi, venne riferito di un tentativo di rianimazione avviato inizialmente da un familiare e poi proseguito da due infermieri liberi dal servizio. Nella struttura erano presenti i bagnini, ma tra gli aspetti finiti sotto la lente degli inquirenti venne segnalata, come detto, l’assenza di un defibrillatore. Elementi che, in quella fase, erano stati inseriti nel quadro di verifica per valutare eventuali responsabilità.
La richiesta di archiviazione e i prossimi passaggi
Alla luce delle conclusioni medico-legali e del lavoro investigativo svolto la Procura ha ritenuto di chiedere l’archiviazione. Adesso la decisione passa al gip delegato, mentre la famiglia, tramite la parte civile, potrà valutare l’eventuale opposizione alla richiesta, chiedendo ulteriori approfondimenti o contestando le conclusioni raggiunte.

