Dopo perquisizioni e interrogatori, scattano le misure cautelari nel presunto smercio di sostanze dopanti: domiciliari per Verta, obbligo di presentazione per Ferrali
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Ha ammesso sostanzialmente gli addebiti e ha spiegato di aver venduto anabolizzanti «per piacere e non al fine di arricchirsi». È uno dei passaggi chiave emersi dagli interrogatori preventivi nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Pistoia sul presunto traffico nazionale di farmaci anabolizzanti privi di autorizzazione all’immissione in commercio, con un asse di approvvigionamento che – secondo gli investigatori – avrebbe avuto un baricentro anche in Calabria.
Protagonista è Francesco Ferrali, che ha riferito di lavorare come agente di commercio per una società produttrice di integratori sportivi, e di essere un culturista che dal 2017 avrebbe iniziato a fare uso personale di sostanze dopanti. Ferrali ha riconosciuto di aver ceduto anabolizzanti ad amici e a clienti, collocando però la condotta in un ambito che definisce non finalizzato al profitto.
Quanto all’approvvigionamento, Ferrali ha indicato un contatto su Telegram, denominato “jms”, che – ha dichiarato – avrebbe scoperto essere il cassanese Carlo Verta solo dopo la discovery degli atti. Sempre secondo quanto riferito dall’indagato, dal 2022 all’ottobre 2025 Verta avrebbe fornito i prodotti richiesti tramite spedizioni postali, con un corrispettivo complessivo che Ferrali quantifica in circa 1.000-1.200 euro, versati ogni tre o quattro mesi attraverso schede ricaricabili “Money”.
Nel fascicolo compare anche la posizione della moglie, che ha scelto di rispondere. Ha ammesso di essere a conoscenza dell’uso personale di dopanti da parte del marito, spiegando che i pacchi arrivavano «all’incirca ogni due mesi» e venivano conservati in casa. Ha riferito che solo una volta avrebbe tenuto un pacco nel proprio negozio di parrucchiera perché Ferrali lo riteneva più sicuro, ma che si sarebbe poi rifiutata di ripetere l’episodio per timore di controlli. La donna ha inoltre sostenuto di non aver mai aiutato il marito nelle consegne e di non aver saputo dell’attività di vendita, ritenendo che l’uso fosse esclusivamente personale.
Carlo Verta e un altro indagato a piede libero si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere. Il secondo, tuttavia, ha reso brevi dichiarazioni spontanee sui rapporti con Ferrali e altri soggetti menzionati nel procedimento. Ferrali ha inquadrato il secondo inquisito come un personal trainer che lo avrebbe contattato «in veste di intermediario» per reperire anabolizzanti da destinare ad altri.
All’esito degli interrogatori, tutte le difese hanno chiesto il rigetto della richiesta cautelare o, in subordine, l’applicazione di misure meno afflittive. Il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza per i reati di commercializzazione di sostanze dopanti, richiamando l’attività investigativa svolta dal N.A.S. di Firenze e riepilogata nella nota finale del 18 agosto 2025: servizi di osservazione e controllo, intercettazioni, acquisizioni di dati di traffico telefonico e telematico, perquisizioni e sequestri.
A rafforzare il quadro, il provvedimento cautelare firmato dal gip Alessandro Buzzegoli richiama l’esito delle perquisizioni del 10 gennaio 2026. Nell’abitazione di Verta sarebbero state trovate 360 confezioni di farmaci anabolizzanti, con un valore stimato di 15.518,71 euro, oltre a 23 confezioni contenenti nandrolone, sostanza inserita nelle tabelle degli stupefacenti. Sequestrato anche materiale per il confezionamento e la spedizione. Il giudice evidenzia inoltre una condotta ritenuta elusiva: all’arrivo della polizia giudiziaria Verta si sarebbe recato sul tetto per occultare contenitori poi recuperati con parte delle sostanze. Nella perquisizione a casa di Ferrali sarebbero state rinvenute confezioni della stessa tipologia e, in alcuni casi, dello stesso lotto di quelle trovate da Verta.
Sul fronte delle esigenze cautelari, il giudice ha escluso la necessità della misura per due indagati, valorizzando il ruolo ritenuto secondario, l’incensuratezza e l’effetto deterrente della discovery e dell’interrogatorio preventivo. Diversa la valutazione per Ferrali e Verta, ritenuti «protagonisti» della vicenda, per i quali è stato ravvisato un rischio concreto e attuale di reiterazione, anche alla luce delle recenti perquisizioni.
Il gip Alessandro Buzzegoli ha quindi disposto per Carlo Verta gli arresti domiciliari a Cassano all’Ionio, con divieto di comunicare con persone diverse dai coabitanti e con l’applicazione del braccialetto elettronico non appena disponibile. Per Verta, difeso dagli avvocati Cesira Staffa e Francesco Lanzino, la procura aveva invocato la custodia cautelare in carcere. Per Francesco Ferrali, difeso dagli avvocati Silvia Ginanni e Francesca Fagnoni del foro di Pistoia, è stata applicata la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

