Non soltanto scrittura, ma ritmo, geometria, simbolo e disciplina. All’Università della Calabria prosegue il Workshop di calligrafia araba con il maestro giordano Eyas Alshayeb, ospitato presso il Centro Linguistico di Ateneo.

L’iniziativa, promossa dal CLA e dal Dipartimento di Culture, Educazione e Società, nasce con l’obiettivo di offrire un’introduzione diretta ai canoni estetici e compositivi della calligrafia araba, una delle espressioni più riconoscibili della cultura artistica del mondo islamico.

I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali del presidente del Centro Linguistico di Ateneo, Luciano Romito, professore ordinario di Glottologia e Linguistica. A coordinare il workshop è Francesco Alfonso Leccese, professore associato di Storia dei Paesi islamici e docente di Lingua e cultura araba nel corso di laurea in Mediazione linguistica.

Il calamo come esperienza concreta

Il cuore del workshop è proprio la pratica.

I partecipanti sono chiamati a confrontarsi direttamente con il calamo, lo strumento tradizionalmente utilizzato per la scrittura calligrafica, sperimentando in prima persona il rigore del gesto, la costruzione delle forme e il rapporto tra proporzione e armonia.

«La calligrafia è una delle arti islamiche di maggiore impatto visivo – ha sottolineato Leccese –. Cimentarsi con il calamo permette ai partecipanti al workshop di sperimentare direttamente la complessità e la bellezza di una delle espressioni visuali che più hanno contribuito a definire il senso estetico del mondo musulmano e che, al tempo stesso, hanno profondamente affascinato l’Occidente».

Tra geometria e dimensione simbolica

La calligrafia araba, però, non viene affrontata soltanto nella sua dimensione artistica.

Il workshop propone anche una riflessione sul valore simbolico della scrittura e dello stesso calamo all’interno della tradizione islamica.

«Con il suo rigore geometrico e il suo ritmo melodioso – aggiunge Leccese – la calligrafia offre inoltre l’occasione per una riflessione sul valore simbolico del calamo, strumento che assume un significato gnostico per eccellenza nella tradizione islamica».

Un’esperienza, dunque, che mette insieme lingua, arte e storia delle culture, trasformando la scrittura in una porta d’accesso a un patrimonio estetico e simbolico più ampio.