Tornare al paese d’origine per le vacanze significa ritrovare persone e luoghi, ma anche vedere ciò che durante il resto dell’anno resta sullo sfondo: negozi chiusi, piazze vuote, giovani partiti, servizi che non arrivano. Forse il vero ritorno non dovrebbe fermarsi alla nostalgia
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Ogni estate, soprattutto ad agosto, migliaia di persone tornano nei paesi e nelle città del Sud da cui sono partite. Arrivano in auto dopo ore di autostrada, oppure in aereo, con biglietti acquistati spesso a caro prezzo. Per qualche giorno si riapre una parentesi familiare: la casa dei genitori, il caffè preparato come sempre, il profumo del sugo, le strade conosciute fin dall’infanzia.
È un ritorno rassicurante. Ma proprio in quei giorni può accadere qualcosa di meno rassicurante: si torna a vedere.
Nella mitologia greca Perseo, per affrontare Medusa senza restare pietrificato dal suo sguardo, ricevette dagli dèi uno scudo lucido come uno specchio. Poteva così guardare il riflesso del mostro senza incrociarne direttamente gli occhi. Tra gli strumenti ricevuti c'era anche l'elmo di Ade, capace di rendere invisibile chi lo indossava. Servì a Perseo per sottrarsi alle Gorgoni immortali dopo aver compiuto la sua impresa.
È una distinzione che può diventare una metafora del nostro rapporto con i luoghi da cui siamo partiti: uno strumento per vedere e uno per non vedere.
Durante il resto dell’anno la distanza fa spesso da elmo. Il paese è lontano, la vita quotidiana è altrove, le notizie arrivano attraverso qualche telefonata, un messaggio, una fotografia sui social. Le difficoltà rimangono sullo sfondo.
Poi arriva agosto e l’elmo comincia a scivolare
La piazza appare più vuota di come la ricordavamo. Il negozio sotto casa è chiuso e sulla vetrina c’è ancora un vecchio cartello “vendesi”. Gli amici di un tempo sono a Milano, Bologna, Londra o all’estero. Qualcuno è rimasto, ma racconta di un servizio che non funziona, di una visita medica rimandata, di un ufficio che apre sempre meno.
Sono dettagli apparentemente piccoli. Insieme, però, raccontano una trasformazione profonda.
Il problema è che il ritorno dura poco. Dopo qualche giorno arriva la partenza, spesso accompagnata da un sentimento difficile da confessare: il sollievo.
Non il sollievo di lasciare la propria famiglia o il proprio paese. Quello che resta è un dispiacere autentico. Il sollievo è piuttosto quello di poter tornare alla vita di tutti i giorni, in un luogo dove quelle contraddizioni non sono più davanti agli occhi.
La distanza torna a funzionare
E ciò che abbiamo visto per una settimana diventa rapidamente nostalgia. La piazza vuota diventa “com'era una volta”. Il negozio chiuso diventa un ricordo. L'assenza dei giovani diventa una frase malinconica da pronunciare davanti a un caffè.
Ma in questo passaggio c'è qualcosa che merita di essere interrogato.
Un luogo che vediamo una settimana all'anno rischia di diventare un luogo di cui parlare, non un luogo di cui sentirsi responsabili. Il paese d'origine diventa parte della nostra identità, ma non necessariamente parte delle nostre decisioni.
È forse questa una delle grandi contraddizioni dei territori che continuano a perdere abitanti: chi è partito conserva spesso un legame fortissimo con il luogo, ma proprio la distanza rende più difficile trasformare quel legame in responsabilità concreta.
Non significa che chi è emigrato debba essere considerato responsabile dei problemi del territorio. Sarebbe ingiusto e semplicistico. Significa, piuttosto, riconoscere che esiste una differenza tra rimpiangere un luogo e occuparsi di quel luogo.
Il Sud non ha bisogno soltanto di essere ricordato. Ha bisogno di essere guardato.
Guardato nelle sue piazze vuote, nelle attività che abbassano le saracinesche, nei giovani che partono, nei servizi che si riducono, ma anche nelle energie che resistono, nelle imprese che nascono, nelle associazioni, nei cittadini che continuano a investire tempo e competenze.
Per questo la metafora di Perseo può essere rovesciata
Non abbiamo bisogno di un elmo che ci renda invisibili davanti ai problemi. Abbiamo bisogno di uno scudo: uno strumento che permetta di guardarli senza esserne paralizzati.
Perché vedere non significa necessariamente disperarsi. Può significare, al contrario, cominciare a sentirsi chiamati in causa. E forse il vero ritorno non è quello di agosto, quando torniamo a casa per qualche giorno.
È quello che comincia quando smettiamo di considerare quella casa soltanto un ricordo.

