Domenico Orsino avrebbe colpito Antonio Perrotta con un violento pugno durante la discussione avvenuta all’esterno della discoteca “Il Castello” di Sangineto. Subito dopo, i due fratelli si sarebbero allontanati dal luogo dell’aggressione.

È quanto Umberto Orsino, il maggiore dei due indagati, avrebbe riferito nel corso dell’interrogatorio svoltosi davanti al gip del Tribunale di Paola. La circostanza, appresa da Cosenza Channel, rappresenta uno dei principali elementi emersi nelle ultime ore nell’inchiesta sulla morte del trentenne di Fuscaldo.

L’indagine della Procura di Paola

Domenico e Umberto Orsino, originari di Belvedere Marittimo e residenti da anni in Lussemburgo, sono indagati per la morte di Perrotta, avvenuta dopo la serata trascorsa nel locale tra l’8 e il 9 agosto 2026. Le loro posizioni dovranno essere valutate separatamente, sulla base delle condotte attribuite a ciascuno.

Il procedimento affidato a Micol Bruno

Il procuratore di Paola, Domenico Fiordalisi, ha affidato alla dottoressa Micol Bruno la conduzione del procedimento penale.

Nella stessa giornata è stato conferito l’incarico per l’esame autoptico alla dottoressa Aquila, che avrà 60 giorni per depositare la relazione medico-legale. L’autopsia è in corso e, al termine delle operazioni, la salma dovrebbe essere restituita in serata ai familiari per consentire la celebrazione dei funerali.

L’esame dovrà chiarire quale trauma abbia provocato la morte e verificare la compatibilità delle lesioni con la dinamica riferita nel corso dell’interrogatorio e con gli altri elementi raccolti dagli investigatori.

L’ingresso dalla porta secondaria

Nel corso degli accertamenti sarebbe emerso anche che i fratelli Orsino, insieme ad altri cinque o sei ragazzi, sarebbero entrati nella discoteca senza biglietto, utilizzando una porta secondaria.

Resta da stabilire se il gruppo sia riuscito a entrare con l’intervento di un addetto alla sicurezza. Anche questa circostanza dovrà essere verificata attraverso le testimonianze, le immagini della videosorveglianza e gli altri elementi acquisiti.

Secondo la ricostruzione finora emersa, i fratelli Orsino e le persone che erano con loro avrebbero poi creato problemi nella zona del bar. Dopo una serie di richiami, gli addetti alla sicurezza li avrebbero accompagnati fuori dalla struttura. La sequenza dell’allontanamento risulterebbe ripresa dalle telecamere.

L’arrivo di Perrotta e la discussione all’esterno

Resta da chiarire il ruolo avuto da Antonio Perrotta durante la serata. Una ricostruzione indica che anche il trentenne sarebbe stato accompagnato all’esterno da un altro addetto alla sicurezza verso la chiusura del locale.

La famiglia sostiene, invece, che Perrotta si trovasse nella discoteca per lavorare. Quella notte avrebbe dovuto svolgere una sorta di prova sul campo, dopo essere stato chiamato da un bodyguard suo amico. Il nome di Antonio Perrotta, tuttavia, non figurava nell’elenco ufficiale degli addetti alla sicurezza comunicato alla Questura.

Proprio mentre gli steward stavano allontanando i fratelli Orsino, Perrotta sarebbe sopraggiunto nelle vicinanze. Da quel momento sarebbe nata la discussione poi degenerata nell’aggressione.

Secondo la versione attribuita a Umberto Orsino, sarebbe stato Domenico a colpire Perrotta con un pugno. 

Gli avvocati della famiglia

I familiari di Perrotta si preparano a partecipare alle successive fasi del procedimento. I genitori e il fratello sono assistiti dall’avvocato Nicola Carratelli, mentre la compagna ha nominato l’avvocato Vito Caldiero.

La famiglia ha inoltre precisato che Perrotta non era sottopagato nella sua attività lavorativa. Il giovane collaborava con l’azienda Italbacolor di Fuscaldo, nella quale erano impiegati anche il padre e un altro familiare. Secondo quanto riferito, esisteva un rapporto di particolare vicinanza con il titolare dell’impresa, che, appresa la notizia della morte, si sarebbe attivato per individuare un legale in grado di assistere la famiglia, individuato poi nel penalista del foro di Cosenza.