La Federazione provinciale di USB Lavoro Privato Cosenza denuncia la gestione dell’interruzione idrica del 10 e 11 febbraio e chiede ristori, interventi strutturali e responsabilità verso Sorical
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La Federazione provinciale di USB Lavoro Privato Cosenza interviene «con fermezza e indignazione» sulla prevista interruzione idrica del 10 e 11 febbraio e sulla conseguente chiusura delle scuole comunali, inclusi gli asili nido. «Quello che si prospetta – afferma il sindacato – non è un semplice disagio tecnico, ma l’ennesima dimostrazione di una gestione inadeguata che ricade sempre sugli stessi soggetti».
Secondo USB, la decisione di sospendere il servizio educativo per due giorni consecutivi rappresenta «un colpo durissimo per il tessuto sociale ed economico della città», con effetti che superano la dimensione dell’emergenza idrica. Al centro della critica, ancora una volta, ci sono le lavoratrici. «Le nostre iscritte negli asili nido – spiega la sigla sindacale – vengono trattate come l’anello debole della catena: due giorni di chiusura significano stipendi ancora più bassi, ferie forzate, permessi non retribuiti. È inaccettabile che le inefficienze di sistema si scarichino sulle loro buste paga».
Il disagio – precisa USB – si allarga alle famiglie, soprattutto a quelle dove entrambi i genitori lavorano. «A pagare il prezzo più alto sono sempre le mamme lavoratrici», denuncia il sindacato. «Ogni interruzione del servizio pubblico costringe a riorganizzazioni emergenziali, con ricadute pesanti sull’occupazione femminile, già fragile. In una città che dovrebbe sostenere il lavoro delle donne, vedere chiudere gli asili per una sospensione programmata dell’acqua è semplicemente inammissibile».
Per USB, l’emergenza non è episodica ma strutturale. «In una città normale – sottolineano – questo non accadrebbe, e sicuramente non con questa frequenza allarmante. L’acqua è un bene primario, la continuità educativa un diritto: non possono essere trattati come variabili sacrificabili».
Alla luce di quanto accaduto, il sindacato formula tre richieste precise.
La prima riguarda un intervento economico immediato: «Chiediamo che il Comune stanzi un bonus di supporto per le lavoratrici degli asili nido e dei servizi in appalto, così da compensare le giornate perse o il mancato guadagno. Non è pensabile che debbano pagare loro».
La seconda richiesta è di natura strutturale. «Il Comune deve installare cisterne e autoclavi in tutte le scuole comunali», afferma USB, ricordando che «nel 2026 non è accettabile che un asilo debba chiudere per un’interruzione programmata». L’obiettivo, spiegano, è garantire almeno 24 ore di autonomia idrica.
Il terzo punto riguarda le responsabilità di Sorical. «Il Comune deve chiamare formalmente in causa Sorical per i danni derivanti dai continui disservizi» incalza l’organizzazione, chiedendo che eventuali risarcimenti «vengano utilizzati per alleggerire TARI e IMU alle famiglie colpite e per finanziare gli interventi strutturali necessari».
La conclusione è netta: «Non accetteremo più che la mala gestione delle risorse idriche venga pagata con i soldi e i diritti dei lavoratori e dei cittadini».

